di R. C.

È ufficiale, il mondo sta cambiando. Stiamo tutti assistendo inconsapevolmente alla nascita di un nuovo assetto geopolitico, la formazione di un nuovo equilibrio mondiale tra vari blocchi; e questo processo è stato ufficializzato dagli eventi riguardanti la martoriata Siria. Dalla caduta del blocco sovietico sino ad oggi, vi era un’egemonia e quindi un’unica direzione da seguire. Inutile dire che la potenza egemone erano gli Stati Uniti d’America: che divennero a partire degli anni novanta il “poliziotto del mondo”, e quindi seguendo la metafora, l’unica potenza in grado di dettare legge e  d’imporre la propria visione su scala globale.

Se si analizza la situazione geopolitica del Medio Oriente, si capisce benissimo che da un anno a questa parte non è più il caso. Ripercorriamo la storia recente. Quando, infatti, gli Stati Uniti (con tanto di alleati) attaccarono l’Iraq di Saddam Hussein, non trovarono difficoltà sul loro cammino. L’Iraq di Saddam Hussein rappresentava uno di quei Paesi che, dopo il tracollo dell’Unione Sovietica (di cui erano alleati) non seppero più come collocarsi sullo scacchiere internazionale. L’Iraq al momento dell’invasione americana era isolato internazionalmente, e anche se qualcuno si oppose fermamente all’intervento (come la Francia di Jacques Chirac, che fu tra l’altro essa stessa isolata e vessata dall’amministrazione Bush), poco o niente poté salvare il Paese mesopotamico dall’invasione militare. Le cose però sono cambiate da allora: le menzogne americane riguardo alle loro guerre disastrose, l’arroganza con la quale gli Stati Uniti hanno perseguito la loro politica estera (alleanza con Israele, mano di ferro utilizzata in Afghanistan e Iraq, alleanze con dittature quali Arabia Saudita e Qatar) dettata da sinistri obiettivi economici, hanno risvegliato dei colossi politici come la Russia di Putin o la Cina, che oggi più che mai cominciano ad opporre resistenza all’egemonia statunitense. E ancora una volta, ciò si può analizzare sempre nella situazione geopolitica del Medio Oriente.

Se prima i Paesi si opponevano singolarmente allo strapotere statunitense (ed erano quindi isolati), oggi delle vere e proprie alleanze sono nate. Come la famosa “mezzaluna sciita”, asse che rilega l’Iran degli Ayatollah a Hezbollah (il partito armato sciita libanese), passando per la Siria alauita di Bashar Al Assad. E questa “mezzaluna sciita” non vuole cadere proprio perché alleata alla Russia di Vladimir Putin in primis, e alla Cina in secondo luogo. Fino all’ultimo intervento NATO in Libia, i paesi attaccati erano isolati: con la caduta del regime di Gheddafi, avvenuta dopo mesi d’intensi bombardamenti NATO, qualcosa però cambiò. La Russia e la Cina, che avevano dato il via libera al consiglio di sicurezza dell’ONU unicamente per una no fly zone, non hanno ancora digerito i bombardamenti completamente illegali effettuati dalla coalizione dei volenterosi. E sulla Siria non sono pronti a cedere di un centimetro, anzi sembra ci sia determinazione nel voler terminare questa ingerenza nel più breve tempo possibile. I ribelli siriani stanno alle strette, ed è evidente che (come nel caso libico) senza bombardamenti occidentali non potranno vincere la guerra da loro imposta.

Dall’altro lato della “mezzaluna sciita”, si trovano Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar (con i loro satelliti) e la Turchia, tutti storici alleati del blocco atlantico, e quindi acerrimi detrattori della Siria di Bashar Al Assad. Ma l’affronto tra questi due blocchi medio orientali (sostenuti da due blocchi mondiali) non finisce in Siria. Dai conflitti nel Golfo Persico (che addirittura mettono faccia a faccia le due potenze regionali rivali, Iran e Arabia Saudita), all’influenza sul giovane governo iracheno (oggi in mano a sciiti piuttosto legati all’Iran), fino al controllo della resistenza palestinese (Hamas, se prima era legato a doppio filo con l’Iran, oggi si è avvicinato al Qatar), questi due blocchi sono solo all’inizio di lungo affronto. Insomma, le alleanze sono strette e le trincee pronte, mentre il terreno di battaglia (la Siria) è già martoriato. Il fatto clamoroso è che fino ad oggi, l’Occidente, non sia ancora riuscito a rovesciare un governo a lui nemico. Anzi, sembra proprio che questo governo riesca a salvarsi. L’egemonia si è spezzata.