di R. C.

La storia del Kurdistan

Il “Kurdistan”, cosi come concettualizzato dai più grandi pensatori dell’indipendenza, rappresenta concretamente il Paese contenente la nazione curda. A sua volta, la “nazione curda” abita una regione situata letteralmente sul confine di quattro stati diversi: l’Iraq, la Siria, la Turchia e l’Iran. La zona compresa tra il sud-est della Turchia, l’est della Siria, il nord dell’Iraq, e il nord-ovest dell’Iran, formerebbe de facto lo stato-nazione dei curdi.

Anche se i più nazionalisti tra i curdi affermano che la nascita dell’identità curda può risalire fino al Medioevo, quando una serie di emirati nacquero intorno all’anno mille su quello che oggi è considerato il Kurdistan; l’inizio della questione territoriale curda risale all’ultimo periodo di vita dell’Impero Ottomano. Le prime ribellioni curde a scopo indipendentista (o quantomeno separatista/autonomista) furono, infatti, organizzate sin dal XIX secolo. All’epoca, l’Impero Ottomano affrontava l’Impero Russo in Crimea e nei Balcani, e gli zar fecero leva sulle minoranze, tra cui i curdi, per indebolire “l’uomo malato dell’Europa” dall’interno.

È intorno agl’anni venti che gli eventi marcarono in maniera indelebile la memoria del Kurdistan. In seguito ai trattati di Sèvres, i vincitori della Prima Guerra imposero a ciò che rimaneva dell’Impero Ottomano la creazione di uno stato curdo. Questo stato, naturalmente molto più piccolo della sua forma originale, fu la prima vera e propria avventura indipendente dei curdi. La storia però non durò a lungo. Un giovane generale turco dell’epoca, Mustafa Kemal Ataturk, non accettò le condizioni e riconquistò questo stato. Kemal dirà in seguito: “I curdi sono dei turchi ma non lo sanno”.

Da quel momento in poi, i curdi vissero perpetuamente sotto dominazione.

La situazione oggi

La resistenza curda si fece sempre più tenace: nel 1946, nasce il Partito Democratico del Kurdistan (PDK). Insieme al partito, nacque anche una milizia armata, i “peshmerga” (letteralmente “coloro che fronteggiano la morte”), che tra le altre azioni sostenne fino all’ultimo la poco duratura repubblica curda di Madhab (1946), nata nell’Iran in seguito ad una forzatura militare. Oggi il segretario del PDK, Masud Barzani, governa la regione del Kurdistan iracheno.

Nel 1975, nasce da una scissione con il PDK l’Unione Patriottica del Kurdistan (UPK), anche lui molto attivo nella causa indipendentista, sopratutto in Iraq. L’appoggio dell’UDK alle forze alleate durante la guerra d’Iraq fu tale, che Jalal Talabani, segretario del partito, divenne Presidente della Repubblica irachena nel 2005. Questa nomina, seppur a scopi esclusivamente rappresentativi, fu un segnale forte per l’indipendenza curda: Talabani stesso ha affermato di lavorare per l’autodeterminazione del popolo curdo.

Infine, nasce nel 1978 il celebre Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che dette filo da torcere al governo turco nei decenni che succedettero la sua creazione. Nel 1983 infatti, non vedendo passi avanti nel processo curdo, il PKK decise di organizzare la lotta armata. Dopo l’11 settembre, fu tra l’altro iscritto nella lista dei gruppi terroristici del mondo.

Con la guerra d’Iraq del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein (acerrimo detrattore dei curdi), i curdi, che si schierarono insieme all’occidente durante il conflitto, ottennero come ricompensa l’autonomia del nord dell’Iraq. Il Kurdistan iracheno è oggi l’unica provincia curda parzialmente autonoma, ma le cose potrebbero cambiare in futuro.

 Sì, perché in seguito ai numerosi rovesci geopolitici dell’area, e giocando sulle varie agende delle potenze regionali, i curdi hanno ancora la possibilità di sperare in uno stato futuro.

In Siria, i curdi hanno sin dall’inizio dato una mano ai rivoltosi, sperando in un rifacimento del copione iracheno. Quando però notarono un crescente potenziamento del ruolo turco nella questione siriana, si fecero sempre più reticenti ad aiutare i rivoltosi. Usando quest’appoggio in Siria, i curdi potrebbero fare leva sul governo di Ankara per ottenere maggiore autonomia sia in Turchia che in Siria. D’altro canto la Turchia, paese candidato a l’Unione Europea, sa di dover regolare una volta per tutte la questione curda, questione che travaglia il paese da oramai più di un secolo.

In Iran invece, se i curdi dell’est del Paese sostennero a gran voce la Rivoluzione Islamica del 1979 contro lo Shah Reza Pahlavi, si resero ben presto conto che l’autonomia non faceva parte del programma rivoluzionario. Dal quel momento, una lotta continua si accese tra i separatisti e il governo di Teheran. Lotta che continua ancora oggi, con puntuali raid di polizia nella regione, ed imprigionamento degl’indipendentisti.

Per i curdi, la strada da percorrere è ancora lunga, ma la complessità della regione e i nuovi risvolti geopolitici che hanno scosso il Medio Oriente giocano senza dubbio a loro favore.