Il punto di riferimento delle dottrine orientali è essenzialmente basato sulla dicotomia sacrificio-salvezza dell’anima. Questo dogma sedimenta e rinforza le basi delle numerosissime arti marziali sviluppatesi in questo contesto geografico, dapprima queste arti erano atte a mostrare la validità, la forza e il coraggio dell’uomo, ed anche oggi, seppur moneta rizzate e ludicizzate, gli stessi atleti impiegano anima e corpo in estenuanti allenamenti in queste arti ed essere i migliori. Degna di nota è la Muay Thai, sport da combattimento tailandese, risalente a tempi remotissimi, ai bagliori della civiltà orientale, con gli Ao-Lai gli antenati dei tailandesi, cambogiani e vietnamiti, che la praticavano soprattutto per autodifesa contro gli attacchi da parte di possibili invasori.

La Muay Thai, agonisticamente parlando, si differenzia dalle altre arti marziali in quanto tutto è lecito: calci, pugni, gomitate e ginocchiate, possono essere sferrati per mettere K.O. l’avversario. Lo sport è conosciuto anche per l’alto grado di professionalità e di correttezza che gli atleti dimostrano di avere nei confronti degli uni con gli altri, difficilmente si va in escandescenza sul ring ed altrettanto difficilmente si chiede una rivincita per puro odio e per pura voglia di far genuinamente male a qualcuno. L’Italia, per quanto l’attenzione sia sempre e comunque puntata sul calcio vanta una certa tradizione in questa disciplina, riuscendo a raggiungere i traguardi più ambiti nella categoria più seguita: pesi massimi. Questo è il caso di un nostro connazionale, Emidio Barone, categoria pesi massimi, che quest’estate dopo durissimi allenamenti è riuscito a raggiungere un traguardo importantissimo: la medaglia d’argento negli Sport Accord di San Pietroburgo. Barone, allievo del maestro Patrick Cesarini, ci insegna come un ragazzo che studia legge riesca con estrema dedizione e spirito di sacrificio a vincere, dapprima la medaglia d’oro agli europei dilettantistici a Lisbona per poi ottenere il via libera per gli Sport Accord di San Pietroburgo che si sarebbero tenuti da lì a un paio di mesi. Barone quindi ci racconta come passo passo sia riuscito a guadagnarsi l’accesso alla finale e di come, con soli 13 incontri amatoriali, sia riuscito a sfidare Artem Vakhitov, atleta russo di 22 anni con centinaia di incontri da professionista alle spalle, tra cui numerose vittorie al “Glory”, e a tenergli testa. Sebbene le speranze di vittoria fossero opache, Barone riesce ad avere una tenacia degna di un guerriero, cadendo e rialzandosi per ben due volte dopo aver subito colpi violentissimi con l’arbitro che si vedeva di conseguenza a dover sospendere il match e dare la vittoria a Vakhitov.

Vakhitov vince non solo l’oro ma anche gloria ed onore, viene infatti invitato, dal presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, ad un evento in suo onore. Nulla per il nostro atleta, nessun rappresentante delle istituzioni si è congratulato o interessato alla faccenda. Ma questo non ci riguarda, per quanto si possa ignorare, Barone già guarda al prossimo traguardo dimostrando con stoica indifferenza la vera sostanza del guerriero moderno: ovvero colui che ha bene in mente cosa significa sacrificarsi senza essere ricompensato, colui che sa rappresentare il proprio paese senza essere considerato e soprattutto colui che sa che non sarà certamente un telegramma sterile all’italiana da parte di qualche autorità ad aiutarlo negli ostacoli futuri e a dargli la forza di andare avanti. Bensì il supporto di tutte quelle persone che ha incontrato e che incontrerà che, come lui, sono degni di essere definiti guerrieri moderni.