L’Aspen Institute Italia, è la versione italiana di un’associazione già esistente negli Stati Uniti dagli anni Cinquanta, quando fu fondata per “incoraggiare le leadership illuminate”. Nasce per “l’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori. È un’associazione privata, indipendente, apartitica e senza fini di lucro”. Così recita il sito online ufficiale. L’Aspen Institute approda in Italia grazie a Giulio Tremonti nel 1984 ed è, in sostanza, un centro d’intelligence con sede a Roma e Milano che opera per influenzare la politica e il governo del nostro Paese.

Il “metodo Aspen”, infatti, privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, perché lo scopo dell’associazione non è quello di trovare risposte unanimi e rassicuranti, ma di mettere insieme quei valori  che possano “ispirare” (influenzare?) una leadership moderna. Questo è quanto recita l’organizzazione stessa. In pratica si cerca di dettare l’agenda dei governi delle rispettive nazioni di appartenenza e lo si dice senza remore nel “chi siamo” del sito.

Dicono di privilegiare il dibattito a porte chiuse, come mai? Se si tratta di un’associazione che vive per il dibattito l’approfondimento, la discussione, lo scambio di conoscenze, informazioni e valori, a cosa serve discutere “a porte chiuse”? Da qualche mese a questa parte giovani giornalisti rampanti, ma non solo, hanno cominciato a parlare e a scoprire che da secoli si tengono riunioni come quella del club Bilderberg, ormai sulla bocca di tutti, che esistono associazioni ambigue, per usare un eufemismo, come la Commissione Trilaterale o il Forum Ambrosetti.

Ormai sono infatti tantissime le inchieste, gli articoli di giornale, i servizi televisivi che parlano di queste “organizazioni no profit”. Se ne parla almeno da due anni, dall’inizio dell’esperimento tecnocratico in Italia, avviato con Monti dallo stratega Giorgio Napolitano. Questo perché questi gruppi segreti e meno segreti sono venuti allo scoperto. Non c’è più bisogno di nascondersi, ormai gli avversari sono stati fatti fuori per mezzo di ricatti o per eliminazione diretta o dei loro mezzi. Sono infatti i mezzi a fare la differenza; l’Aspen Institute raccoglie intorno a sé personaggi legati o rappresentativi del potere economico e politico occidentale. Abbiamo, tra i nomi più celebri: Gianni Letta, Enrico Letta, Luigi Abete, Lucia Annunziata, Francesco Caltagirone, Fedele Confalonieri, Umberto Eco, Franco Frattini, Emma Marcegaglia, Paolo Mieli, Romano Prodi, Giuliano Amato, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, John Elkann e chiaramente Giulio Tremonti che ne è anche Presidente. Ovviamente la lista non finisce qui, questi sono solo alcuni dei nomi più rappresentativi. Nomi che ci dovrebbero far capire che è inutile stare ad accapigliarsi per capire chi vincerà le prossime elezioni, se la destra o la sinistra, perché la “destra” e la “sinistra” lavorano insieme, fanno parte della stessa combriccola ed è così da anni, solo che lo si sa soltanto adesso. Preme poi sottolineare che la maggior parte delle persone che fanno parte dell’Aspen Institute almeno hanno avuto a che fare anche con il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, il Forum Ambrosetti e così via. Questo perché se fai parte della cerchia del potere, entri dappertutto. Gli schieramenti non servono più a nulla se non a vendere dei prodotti (vedere Matteo Renzi o i falchetti di Berlusconi) al popolino che ancora crede di essere utile a qualcosa andando a votare quel partito piuttosto che quell’altro. Non è da meno per il Movimento 5 Stelle dato che anche Casaleggio si è recato a Cernobbio neanche qualche mese fa pur rendendo pubblico il suo intervento durante il convegno. Che l’organizzazione di Grillo sia un mezzo manipolato per incanalare la protesta ed il dissendo popolare?

Il complottista, o fascista del terzo millennio che dir si voglia è secondo la terminologia benpensante, uno sfigato nerd che passa la nottata davanti al computer a guardare siti che parlano di avvistamenti Ufo. La maggior parte delle volte in una cantina buia e il personaggio in questione è tutto fuorché avvenente (sic).

Figurarsi che “complotto” è anche diventato un insulto da stadio. Quindi spesso il complottista viene raffigurato come quella persona che fugge la realtà ridisegnandola a modo proprio. Un malato di mente insomma. Un po’ come Ezra Pound filosofo americano che parlando di “usurocrazia” già negli anni trenta, fu rinchiuso nei Quaranta in un manicomio statunitense per più di dieci anni.