Non è un fenomeno astrofisico, non ha neanche a che fare con una nuova formulazione filosofico-estetica, eppure il Pd è riuscito a scindersi da sé stesso, facendo passare in secondo piano la notizia scientifica della prima fusione nucleare in California. E’ così è nata la stella M, che sta per Matteo. Roba da Silicon Valley? Ma neanche tanto! Qualcuno ci sperava davvero che LoRenzi il Magnifico, come ben plastificato dalle vignette di Krancic, fosse il “diverso”.

Di diverso ha solo l’età, ma il pedigree è tutto da prima Repubblica. Il nuovo Governo Bignardi, pardon, Renzi, potrebbe già essere pronto entro il prossimo lunedì visto le Consultazioni lampo di Napolitano. Un altro che di democrazia se ne intende, aldilà delle rivelazioni poco innovative di Friedman, dopo la “caduta” dell’ultimo dittatore bulgaro, oggi, invece, il Signor B. si prende la sua rivincita esclamando su Facebook: “sono l’ultimo presidente eletto dal popolo”. Possibile che la macchina politica italiana si sia limitata a divenire una sorta di Gran Prix tra dittatori?? Lo spettro della manovalanza, quella con la M di massoneria – e di Matteo –  l’avevamo già intravisto con l’Era Monti, ennesima M che poco accomuna invece un altro dittatore, che almeno di elezioni ne aveva vinta qualcuna anni or sono. Altri tempi, sorrisi, pallottole, e voti di segreteria. 154. E’ il numero che distanzia il popolo italiano dalla sua autostima. 154 volte Renzi, un leader che, nella migliore delle ipotesi, conta e contava su 3 milioni di voti. Toh! Proprio quella soglia anti-partitini del 4,5% tanto ostica all’Italicum. Brunetta insorge: “ma come fino al 2018? S’era detto diversamente!”. Ma i giochi di palazzo, da Montecitorio a Monopoli, a proposito di M, passano sempre dal “non consenso italiano”. Inizia a far paura questo popolo, oppresso dal cuneo fiscale, dalla recessione, dal Pil, da San Valentino. E perché una dichiarazione d’amore tacita è nata tra Napolitano e Renzi, come quella – finita male – tra Monti e Napo, relazione più matura – quella dei senatori a vita – ma meno “popolare”. C’è poi la telefonata di Obama a Letta per “complimentarsi per il lavoro svolto” e la finanza plaude, i mercati se la ridono, gli speculatori sono lì con i joystick in mano. E sì perché questo gioco alla fine porta anche tanti punti a chi di spread se ne intende.

E il Financial Time incalza, minaccia, inveisce “può succedere anche a te” riferendosi a Papa Renzi, tra uno scandalo e l’altro, ricordati di chi sei figlio. Sempre della macro-finanza con la M maiuscola e di quel padre renziano, proprietario di giornali e giornalisti e membro della massoneria toscana. E sì perché il popolo sta a guardare, mentre “loro” decidono chi bocciare, chi declassare, chi sostituire. La novità è, semmai, che fanno breccia nel cuor di chi ai complotti ci ha sempre creduto, attraverso latitanti del dogma giornalistico come Friedman, confondono, propugnano, minacciano. E tra un grafema e l’altro tirano dal cilindro quei 154 voti. E un nuovo, giovanissimo, Presidente del Consiglio, l’ennesimo non eletto. E adesso parte un altro “toto-ministri”. Peccato che il gioco sia sempre lo stesso, e chi lo vince, non sta mai dalla parte giusta. Sempre che esistano ancora delle parti giuste.