Fonte: Rinascita

A meno di un mese dalle elezioni presidenziali, la destra liberale francese, Nicolas Sarkozy compreso, è ancora nei guai. Molte inchieste giudiziarie relative a corruzione e tangenti sono tuttora in corso e macchiano la fedina del partito. In primis, l’affaire Bourgi, che ha aperto la vicenda relativa agli intensi legami affaristici tra diversi capi di Stato africani e l’ex presidente francese Jacques Chirac, oltre che col suo collaboratore Dominique de Villepin (ex primo ministro, ex ministro dell’Interno e degli Esteri).  Nelle rivelazioni scioccanti di Robert Bourgi, avvocato e consigliere dell’Eliseo specializzato nelle relazioni con l’Africa non aveva menzionato il nome di “Nicolas Sarkozy”, anche se a quei tempi era molto vicino alla cerchia di Chirac. In secundis, “l’affaire Karachi”, che ha incriminato per finanziamenti illegali due “fedelissimi” dell’attuale presidente francese: il primo, Nicolas Bazire, suo testimone di nozze, e il secondo Thierry Gaubert suo consigliere quando nel 1995 era ministro del Bilancio. Adesso però, Sarkò deve fare i conti con un’altra gravissima vicenda. Secondo il sito internet “Mediapart”, l’attuale presidente francese avrebbe ricevuto un sostegno finanziario di 50 milioni di euro, dalla famiglia di Muammar Gheddafi, per finanziare la sua campagna elettorale nel 2007. Il documento, uscito il 12 marzo, ha confermato quanto aveva già dichiarato un anno prima il figlio del Raìs libico Seif el-Islam in un’intervista su euronews. Le indagini sono attualmente in corso, tuttavia nulla è stato per il momento dimostrato sulle tangenti tra Parigi e Tripoli. Tuttavia, se così fosse, l’iniziativa guerrafondaia voluta da Nicolas Sarkozy contro Muammar Gheddafi, sarebbe stata spinta fino al suo osceno assassinio per non farlo parlare più. Su questa vicenda e su chissà quante altre ancora.

Il documento pubblicato da Mediapart: 
MEMO DG Svizzera 20.12.2006 CAMP07 modalità fine campagna ns sancita durante una visita Libia ns + bh 06.10.2005 Diversi incontri tra zt e Saif el Islam zt carico di montaggio zt interv contratti comm sec armata e carte ID fin lib 50 m montaggio incluso soc bh pan + Banca Svizzera Fine campagna fatto.

Freddati due parà francesi nel Sud-Ovest del Paese
Domenica scorsa, Imad Ibn-Ziaten, 30 anni, parà sottufficiale del primo Reggimento di stanza a Francazal, era stato ucciso nella periferia di Tolosa mentre camminava con abiti civili. Giovedì pomeriggio è successo un episodio molto simile. A Montauban, nel Sud-Ovest della Francia vicino alla caserma del 17° Reggimento del genio paracadutisti, altri tre soldati, questa volta in servizio e con l’uniforme militare, sono stati aggrediti con colpi di arma da fuoco da un uomo che si è avvicinato in moto con il volto coperto da un casco. Un testimone ha raccontato di aver “sentito delle raffiche di un’arma automatica, più o meno 14 o 16 pallottole”. Mohamed Legouad, 26 anni e il caporale Abel Chenoufl, 24 anni, sono morti sul colpo mentre il terzo Loic Lieber (28 anni) è stato colpito alla testa. È stato ricoverato di urgenza ed è in pericolo di vita. Ci sono molte analogie tra i due omicidi avvenuti a pochi giorni distanza. In entrambi casi l’assassino era su una moto, entrambe le vittime erano dei parà. Pare che anche l’arma usata fosse la stessa. Gli inquirenti stanno studiando l’accaduto. Una delle tre piste aperte sulle motivazioni dell’attentatore, conduce a dire che le uccisioni sono state un segnale di protesta per la presenza di soldati francesi in Afghanistan e in altri Paesi occupati dalla Nato.