Siamo di nuovo a Ginevra, i personaggi sono gli stessi e li conosciamo bene, il topic però è cambiato: al centro dei riflettori adesso troviamo l’Iran ed il suo discusso programma nucleare. Secondo le potenze occidentali atto a costruire un’arma nucleare con la quale attaccare una delle città considerate takfir (infedeli) da parte di Tehran, la stessa ribatte affermando la pacificità di queste manovre per approvvigionare lo stato persiano di energia elettrica nucleare.

Con il recente cambio di governo Tehran sta via via cambiando volto, smussando quei tratti intransigenti e di chiusura totale verso gli Stati Uniti e l’Europa, e quello che è successo a Ginevra ne può essere una conferma: l’accordo prevede in sostanza, non la fine del programma nucleare iraniano, bensì la riduzione dell’arricchimento dell’uranio abbassandone la soglia ad un 3,5%.

Rohani, infatti, si è ritrovato a firmare un documento, nel quale si impegnava a ridurre l’attività di arricchimento dell’uranio nel paese al fine di consentire un alleggerimento dell’embargo economico e finanziario che ha irrimediabilmente danneggiato l’economia interna. Questo sblocco avrebbe dovuto far rientrare in Iran 8, di 100, miliardi di dollari bloccati all’estero, la possibilità di acquisire parti di ricambio per aerei di linea civili tramite i canali tradizionali ed altri vantaggi economici. Tutto questo, consegnato con il metodo goccia a goccia a scapito della rinuncia dello zoccolo duro dell’Iran degli Ayatollah: il nucleare.

Per il momento possiamo solo dire che ci si mantiene su vaghe promosse da ambo i lati: il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, smentisce il rientro degli 8 miliardi di dollari, l’Unione Europea afferma che ci potrebbe essere un alleggerimento nelle sanzioni ed infine gli Stati Uniti continueranno la costruzione dello scudo antimissilistico, come affermato da Laura Lucas Magnuson, rappresentante del Consiglio per la sicurezza nazionale USA nella Casa Bianca. Su quest’ultimo punto immediata la reazione russa e del suo ministro degli affari esteri Lavrov il quale domanda all’UE e agli USA per quale motivo stiano portando avanti questo progetto di difesa missilistica.

L’accordo dovrebbe inoltre aiutare l’Iran ad esportare più petrolio, tesi questa rifiutata dal ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh il quale ha affermato che le sanzioni europee e statunitensi sull’esportazione di greggio sono passate da un limite di 2.5 millioni di barili al giorno a solamente 1.

L’Iran se la gioca in diplomazia quindi, e viste le mosse attuate su questo nuovo scacchiere, sarebbe giusto affermare che l’Iran degli Ayatollah, dall’ideologia salda e chiara fin dal 1979, stia cedendo il passo piegandosi ai diktat delle oligarchie economiche mondiali? Cosa avrebbe potuto portare l’Iran a scendere a patti con personaggi che ha, sin dalla rivoluzione iraniana, osteggiato e disprezzato, se non un sollevamento della propria situazione economica?