Esistono persone oneste, esistono i criminali. Il mondo, sin dalla sua nascita, e’ sempre stato una enorme e continua partita a guardie e ladri. Ogni tanto tra quelli che governano…pardon! Tra quelli che fuggono, c’e’ qualche pentito, più o meno attendibile.Alla miserabile figura di un soggetto psicolabile e criminale quale Massimo Ciancimino, figlio d’arte del “buon” Vito, possiamo associare quella di Guy Abeille, un misconosciuto economista francese, un tempo funzionario di un qualche sgangheratissimo governo d’oltralpe. Più precisamente quest’ultimo lavorò nei primi anni della Presidenza Mitterand (il quale oltretutto venne eletto due volte consecutive restando così in carica quasi ininterrottamente dall’81 al ’95), quando venne chiamato in qualità di “esperto” (un aggettivo decisamente immeritato) in scienze matematiche ed economiche.Il suo compito era quello di dover risolvere il problema del deficit francese, esageratamente gonfiato dall’attuazione di costosissime promesse elettorali dei socialisti (di cui Mitterand era appunto il leader).

la spesa pubblica doveva assolutamente esser tenuta sotto controllo, pertanto l’infausto Abeille -insieme al suo collega Rolland de Villepin- decisero che il limite del 3% di indebitamento massimo rispetto al Pil potesse essere un buon compromesso fra le necessità di governo e l’indebitamento pubblico (che come e’ noto viene sempre pagato dai cittadini). Ovviamente si trattò di una scelta a lungo e razionalmente ponderata. Una scelta, per l’appunto, che si addice a due figure di esperti (pagate dal popolo) …o no?

Proprio Abeille recentemente ha affermato: «Prendemmo in considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora. Corrispondevano al 2,6 % del Pil. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa pressione. Siamo così arrivati al 3%. Nasceva dalle circostanze, senza un’analisi teorica». E continua: “Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. Tre per cento? È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità».

Che sia stata allora proprio la divina provvidenza a far sì che questo “sensatissimo” parametro sia diventato poi uno dei principali elementi del trattato di Maastricht? Molto più probabilmente ne dovrà rispondere il libero arbitrio di qualche buon tempone che decise, sulla base del fatto che la Francia riuscì a mantenersi nei limiti di quel famigerato “tre” per tutti gli anni ottanta, che potesse essere un valore parimenti ottimale per tutti i paesi europei. Anche questa possiamo immaginare si sia trattata di una scelta fatta da un gruppi di esperti, quei tanto agognati tecnici che qualcuno ancora sostiene poter essere la soluzione di ogni problema, laddove evidentemente ne risultano essere la causa principe.

Sicuramente questi ultimi avranno pensato che forse un parametro figlio del caso non potesse essere considerato veramente valido per tutti i paesi, non essendo per l’appunto immaginabile un vestito di unica taglia per fisici completamente differenti, dalla grassoccia Germania alla scheletrica Grecia. Eh si, ci avranno pensato, ma tra una mano di briscola ed un caffè probabilmente il concetto deve esser loro sfuggito.Intanto, in nome di quella trinità percentuale, sono stati sottoscritti trattati ignobili che vessano ogni giorno di più i popoli di tutta Europa, o quanto meno i firmatari dei trattati in questione.

Quel numero si e’ fatto vestale di un nume tutelare, il Denaro ovviamente. Quello stesso Dio che, indebitando per miliardi il vecchio continente, condanna centinaia di migliaia di persone alla miseria, all’esilio e alla morte. Nel frattempo i nostri governanti continuano a professarsi sacerdoti di quello stesso Dio, prima di tutto affiliandosi proprio con quell’ex funzionario francese, per il quale non ci sono state conseguenze, e che dall’alto della sua retribuita idiozia se la ride, pensando ai guai dell’Europa nati per un suo “momentaneo” calo di zuccheri.