Il Ministro Cancellieri riferirà in Aula al Senato domani mattina sulla vicenda che la vede protagonista, in qualita’ del ruolo ricoperto e dello svolgimento delle proprie funzioni, sul “caso Ligresti”. Una pomposa macchina mediatica in pieno stile post giacobino e con venature distorte di eguaglianza proletar democratica ha alzato le forche in nome del popolo sovrano. Giudizi di valore e non di merito si intende, in pieno stile italico. La stessa cosa accadde con Berlusconi sul caso Ruby, per il quale il Cav ha subito una condanna in primo grado a 7 anni per concussione e sfruttamento della prostituzione.

Vicende complesse e complicate, che pero’ potrebbero fornire nella loro atipicità (vera?), spunti giurisprudenziali notevoli. L’aggettivo notevole assume rilevanza e valenza perchè i piatti della bilancia della giustizia dovranno in ogni caso essere soppesati per raggiungere un equilibrio di verità. Fatti salvi i motivi e le differenti motivazioni il problema si riduce al medesimo cavo telefonico con lancio di sos nelle patrie galere. L’uno Capo del Governo preoccupato per l’animatrice dell’oratorio di Arcore, l’altra Ministro della Giustizia intenta a ricavare metri quadrati di celle sfrattandone gli inquilini.

Un pastrocchio formidabile di realpolitik. Se e’ vero che la Ligresti soffriva di anoressia rischiando la vita, e’ anche vero che un conflitto mediterraneo col rais Mubarak sarebbe stato un vero e proprio incidente diplomatico. Nulla importa se l’affido della cara nipote sia stato dato dalla questura a una prostituta e dunque non ci scandalizzeremo se un’anoressica rischi la vita quando donne incinte sono costrette a partorire in carcere. I santi in paradiso servono, e i loro numeri di cellulare ancor di più ma: quanti possono permettersi una ricarica per chiamare direttamente in paradiso coi tabelloni dei prezzi cosi alto e la congiuntura economica attuale?