Roba da Sergio Leone, questo western siciliano. Fino a qualche settimana fa il Muos (Mobile User Objective System ossia Sistema Oggetto ad Utente Mobile) non aveva catturato l’attenzione dei media nazionali. Poi, dopo il siparietto tra l’Einstein siciliano, il professor Antonino Zichichi, e il Governatorissimo Crocetta, ecco che la notizia diviene politicamente da prima pagina. L’ex Assessore alla cultura gioca a tennis sull’argomento, rilanciando la possibilità che questo maxi radar ad ampia frequenza non faccia male alla salute. “Il Brutto” Crocetta, di rovescio, gli risponde: “noi siamo plurali, è la sua opinione di scienziato”. Peccato che circa un mese dopo arriva il match point. Crocetta licenzia il professore che vuole le centrali nucleari in Sicilia e riafferma la sua posizione sulla faccenda Muos. Questa, la prima scena del film. Ma andando più indietro nel tempo, restando sempre in quel piccolo comune che è Niscemi, si erano combattute già diverse battaglie contro gli Yankee, i cattivi alla Sergio Leone.

Il progetto del Muos siciliano, ribattezzato dal comitato “Terra Nostra” l’eco Muostro, vede la realizzazione di questi enormi padiglioni a pochi chilometri dal centro abitato e dalla provincia di Caltanissetta. Secondo il Politecnico di Torino la struttura presenta serie problematiche per la popolazione residente e soprattutto vi sono diverse lacune nelle relazioni presentate al Ministero della Difesa attraverso l’Arpa con la garanzia dell’allora Ministro La Russa e del placet dell’ex governatore Lombardo. La struttura è quasi completata, mancano i collegamenti e la messa in orbita con gli altri 4 satelliti. Oltre alla protesta esiste un fascicolo di indagine della Procura di Caltagirone e diversi esposti anche da parte dell’ex amministrazione di Niscemi.

Nonostante il silenzio dell’europarlamento, la zona è anche di interesse ambientale e faunistico trovandosi immersa in un parco, la riserva della Sughereta. Ci sono stati anche diversi tentativi di “imbuonirsi” la cittadinanza: per il Dipartimento di Stato basta gemellare un liceo siciliano con una high school d’oltreoceano e il gioco è fatto. Così, lo scorso 15 febbraio (2012), il Public Affairs Office del Consolato generale degli Stati Uniti di Napoli ha inviato una lettera all’Associazione americana degli insegnanti d’italiano (AATI), istituzione fondata in Canada nel 1924 per promuovere lo studio della lingua e della letteratura italiana nei college e nelle università nordamericane. Oggetto, lo sviluppo di un Sister School Program a Niscemi.

Non solo. Negli ultimi due anni accademici, l’Università di Catania è pure riuscita a strappare 475.000 dollari allo SPAWAR – Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro di ricerca spaziale della Marina di guerra statunitense, per programmi top secret nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. E allo SPAWAR, guarda caso, fa capo il miliardario programma di realizzazione della rete MUOS.

Nel Nuovo Far West tutti si rendono conto di quanto sia fondamentale la posizione geopolitica della Sicilia visto i recenti sviluppi nel Medio Oriente e la dichiarazione quasi congiunta di Obama e Romney, nella scorsa campagna elettorale, circa l’utilizzo di droni nella guerra in Siria.

E questi “droni” militari da dove dovrebbero partire? C’è mezzo arsenale statunitense dislocato tra la Sicilia e la Turchia, in tutto il mediterraneo, sempre più al centro del mondo militare mondiale. Chi vive nella Sicilia orientale ha potuto accorgersi in questi mesi del macro traffico di aerei militari statunitensi in pieno regime di esercitazioni. I siciliani non rischiano solo le “gare di velocità” dei top gun, ma, nel suo cuore più pulito e naturale, si gioca con la salute: tumori, malformazioni, neoplasie e tutta una serie di patologie connesse e poco studiate, all’inquinamento dovuto a una forte dose di onde elettromagnetiche.

Il console statunitense a Napoli, Donald Moore, è andato a Niscemi qualche giorno fa,  è stato travolto da una serie di fischi e insulti dal Comitato delle Mamme No Muos, i “buoni”. Crocetta, facendo orecchio da mercante ai grillini (già “no tav” e ora “no muos”), ha dato mandato di revocare le autorizzazioni ai marines americani.

Revoca che arriva la scorsa settimana, anticipando così la manifestazione di sabato in cui diverse sigle hanno aderito per esprimere il proprio dissenso sulle antenne del male.

“Il grosso è fatto” ma nei titoli di coda restano ancora le problematiche annesse al Naval Radio Transmitter Facility (Nrtf), sistema integrato da 41 antenne per le comunicazioni tra unità navali di superficie e subacquee installato sempre nel parco della “sughereta” nei primissimi anni 90′.

Insomma questa versione de “il buono, il brutto e il cattivo” sembra promettere un sequel, questa volta, magari, senza colonna sonora elettromagnetica.