Odio i socialisti perché non sono socialisti, mentre odio i miei perché amano troppo il denaro”. Questa era la definizione che Charles De Gaulle,  fondatore della Quinta Repubblica, aveva dato alla politica del suo tempo. In realtà quell’affermazione è divenuta, con i governi che si sono succeduti nel Paese d’Oltralpe, una cruda verità. Dopo la resa del Generale, da Georges Pompidou fino a François Hollande passando per Valery Giscard Estaing, François Mitterand, Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, c’è stata in Francia una finta alternanza tra esecutivi di centro-destra ed esecutivi di centro-sinistra, poiché a differenza di De Gaulle, tutti quanti si sono assoggettati al libero mercato, ai suoi principi e alle sue austere regole.

L’illusione del cambiamento è stata solo frutto della retorica. Non a caso l’attuale capo dell’Eliseo aveva adottato esattamente un anno fa, lo slogan elettorale “Le changement c’est maintenant” (dal francese, il cambiamento è adesso). Mera demagogia. Infatti poco prima di vincere le elezioni al ballottaggio contro Nicolas Sarkozy, Hollande aveva rilasciato un’intervista di estrema rilevanza al quotidiano inglese The Guardian. Al colloquio con l’allora candidato alla presidenza, la giornalista inglese gli aveva chiesto preoccupata cosa sarebbe successo se la sinistra fosse diventata la prima forza politica in Francia. François Hollande aveva replicato testualmente: “Gli anni Ottanta erano un’altra epoca. Quell’epoca si è dissolta, ormai appartiene al passato. Erano i tempi della guerra fredda in cui François Mitterand nominò dei comunisti al governo. Oggi, non ci sono più i comunisti in Francia…la sinistra ha governato per quindici anni (con Mitterand dal 1881 al 1995, ndr) nei quali ha liberalizzato l’economia e ha aperto i mercati alla finanza e alle privatizzazioni”.

Il 6 maggio del 2012, il “socialista” veniva eletto con il 53 per cento dei consensi. Ma ad un anno esatto dall’inizio del suo mandato presidenziale “l’illusione del cambiamento” si sta rivelando una vera e propria farsa. Dalla politica estera, a quella interna, dall’economia all’approccio con le istanze dell’Unione Europea, i prossimi quattro anni – a giudicare dal primo – sembrano già iscriversi in perfetta continuità con il governo precedente. Il Quai D’Orsay, sede del ministero degli Affari Esteri, ha fondato il suo impegno internazionale sul neo-colonialismo (vedi la guerra in Mali) e sul revanscismo (vedi la guerra sotterranea e subdola alla Siria). L’Eliseo dal canto suo è rimasto traviato dal malcostume dei suoi politicanti (vedi lo scandalo “Offshore leaks” che ha toccato in prima persona il ministro del Bilancio Jerome Cahuzac). Mentre sul piano economico,  la sinistra francese ha letteralmente abbandonato l’idea di giustizia sociale a discapito di una politica di risanamento del debito pubblico fondata sul pareggio di bilancio.

Ma il capo dell’Eliseo ha provato ad oscurare tutto questo. Ha provato a nascondere il suo totale asservimento ai gruppi di potere che da ormai cinquant’anni si stanno divorando il Paese. Ci ha provato, ma non ci è riuscito perché oggi non gode di alcun consenso, tanto che più volte si è rifiutato di scendere in piazza. 

Fonte: Rinascita