di R. C.

Ancora una volta il regime di Bashar Al Assad si trova sotto una pioggia di menzogne mediatiche e di approssimazioni pericolose: questa volta, si parla dell’odiosa strage di Hula, dove hanno trovato la morte 108 civili siriani, tra cui trentaquattro donne e ben quarantanove bambini innocenti. Per rispetto a queste vittime, cerchiamo di capire la verità su quanto accaduto a Hula. Secondo la versione dell’opposizione siriana ripresa ciecamente dai media mainstream occidentali, il regime si sarebbe macchiato di quest’orrore bombardando ininterrottamente la cittadina di Hula per una durata complessiva di diciotto ore, tra il 25 e il 26 maggio. Le grandi testate giornalistiche internazionali hanno ripetuto questa tesi a gran voce, addirittura parlando di condanne ONU evidenti e di documenti mediatici alla mano. Hanno seguito a ruota le reazioni indignate dei paesi occidentali (tra cui gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e l’Italia) che hanno subitamente cacciato gli ambasciatori siriani dal proprio territorio. Altri grandi stendardi democratici come l’Arabia Saudita e il Qatar, noti benefattori per la democrazia nel mondo, non hanno perso tempo nel criticare quest’atto di pura inciviltà.

D’inciviltà, brutalità e orrore ce ne sono stati, ma prima di parlare e di emettere giudizi affrettati sulla situazione, si dovrebbero ascoltare tutte le fonti presenti. I corpi delle vittime presentano fori di proiettile e segni di sgozzamento: la tesi del bombardamento da sola non regge, perché nel caso la città fosse stata bombardata, le vittime sarebbero ancora sommerse sotto le macerie, e soprattutto non presenterebbero segni che rimandano a un’esecuzione sommaria. Alcuni bambini sono ancora legati ai polsi… Come spiegare questo fatto con la tesi del bombardamento? In effetti, una seconda versione è stata elaborata dagli oppositori del regime. Secondo i ribelli, durante e dopo il bombardamento, fantomatiche truppe del regime, gli “Shabbiha” (“fantasmi” in arabo) si sarebbero infiltrate nella cittadina (occupata dalle forze ribelli) e avrebbero giustiziato sommariamente più gente possibile, lasciando i corpi in bella vista e soprattutto uccidendo persone appartenenti a famiglie lealiste… E’ evidente che questa tesi non ha senso: chi entra in una città durante un bombardamento massiccio dell’artiglieria? Come hanno fatto queste fantomatiche milizie a uccidere senza pietà un centinaio di persone senza che nessuno le vedesse? Ci sono grosse incongruenze nel racconto che ci danno.

Sì, perché la tesi dell’opposizione fa acqua da tutte le parti. E questo fatto non è sostenuto solamente dai canali mediatici pro regime: Vox Clamantis, il centro studi della diocesi di Homs, afferma grazie a testimonianze di fuggitivi e di sopralluoghi sulla scena del crimine, che i macellai facevano proprio parte delle truppe ribelli. La tesi esposta dalla diocesi è solida: circa 800 miliziani ribelli (tra cui la tristemente celebre brigata Farouk composta con terroristi di Al Qaida) avrebbero messo in rotta le forze governative. Una volta impadronitisi della cittadina, l’avrebbero ripulita da tutti quei sunniti sostenitori del regime, e soprattutto sarebbero entrati in un ospedale dove si trovavano ricoverati dei soldati del regime massacrando e stuprando indiscriminatamente. Solo in un secondo tempo le truppe governative avrebbero scatenato il fuoco d’artiglieria (che sicuramente ha ucciso delle persone, ma non le vittime del massacro). Una volta il fuoco d’artiglieria cessato, i ribelli avrebbero raccolto tutti i cadaveri presenti, e li avrebbero raggruppati nella moschea del paese indicandoli tutti come “vittime del terrore”. Molti media occidentali poi si appoggiano su presunte accuse ONU. Ancora una volta la disinformazione è d’obbligo: in molti casi si parla di Robert Mood, capo dell’UNSMIS (forze di pace ONU), che avrebbe accollato la colpa ai ribelli. Niente di tutto ciò vero: l’ONU non ha prove per condannare Assad (http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=42094&Cr=Syria&Cr1), e responsabili come Mood hanno evitato a tutti i costi conclusione affrettate. Solo in pochi hanno formulato ipotesi, tutte strettamente personali e quindi “unconfirmed”.

La domanda che dobbiamo assolutamente sollevare è quella del “perché”, quella del movente. Bisogna, infatti, chiedersi a chi poteva giovare un atto di tale crudeltà: al regime, che più di ogni altra cosa vuole evitare di indignare un Occidente oramai sul piede di guerra, o ai ribelli, che più di ogni altra cosa vogliono mostrare la natura demoniaca di Bashar Al Assad e quindi favorire un intervento armato? La questione siriana dimostra ancora una volta il potere della (dis)informazione durante un conflitto. I media occidentali mentono: Assad ha ucciso con le sue bombe, ma le forze ribelli hanno partecipato alla mattanza di Hula, anzi sono loro i maggiori indiziati di questa storia. Intanto, i media occidentali pubblicano foto false (ben noto è il caso della bufala made in BBC) e racconti più che approssimativi, mentre i bambini siriani non trovano giustizia.