di Guido Franco

Viviamo in un mondo globalizzato: quel che accade in un angolo del mondo ha un’influenza non esigua sull’angolo opposto. Tecnologia e informazione costituiscono un binomio oramai indissolubile, che sta mettendo in ginocchio teorie tradizionali, settori reali, e, senza peccare di esagerazione, anche l’economia attuale. È risaputo, infatti, quanto le informazioni e le conseguenti aspettative degli operatori influenzino il funzionamento del sistema economico. Operatori razionali, dice la teoria, utilizzano tutte le informazioni a loro disposizione per cercare di prendere le decisioni che ottimizzino un futuro incerto e rischioso. In particolare, si definisce di rischio una situazione in cui, basandosi sull’osservazione passata, è possibile considerare un evento come probabilisticamente noto: è possibile quindi associare distribuzioni oggettive di probabilità agli eventi futuri. Quando non è possibile compiere questa operazione, la situazione si definisce di incertezza: è evidente come in questo caso le previsioni sul futuro, non potendosi basare sull’esperienza passata, siano meno affidabili e soprattutto soggette a variazioni rilevanti e repentine.

Nell’ultimo ventennio il settore finanziario ha conosciuto uno sviluppo incredibilmente sostenuto; nuove regole, nuovi e diversi interventi di politica economica, nuovi strumenti finanziari vengono introdotti con frequenza elevatissima. Conseguentemente è possibile affermare che in buona parte, nel formulare le loro aspettative sul futuro, gli operatori si trovino in una condizione di incertezza. I costi di ricerca di informazioni affidabili si fanno dunque sempre più onerosi e solo pochi operatori sono in grado di sostenerli: si genera il c.d. herd effect (“ effetto gregge”), che consiste nel fatto che l’enorme massa di operatori non informati si uniforma alle decisione dei pochi grandi operatori informati. Un errore di quest’ultimi ha dunque la capacità di generare effetti assolutamente incontrollabili, e purtroppo, di questi tempi, commettere errori di previsione non è difficile. Voci, dicerie, sensazioni, anche se false o sbagliate, possono generare movimenti di capitali tali da neutralizzare qualsiasi azione di politica economica. La super iniezione di liquidità in favore delle banche ad esempio, operata dalla BCE in due tranche, ha avuto effetti contenuti su investimenti e crescita: le aspettative negative di banche e operatori non permettono al mercato di prestiti e depositi di svilupparsi nuovamente. Gran parte di tale liquidità infatti è stata immediatamente depositata a riserva o investita in titoli estremamente liquidi, senza in alcun modo migliorare le condizioni dell’economia reale. I debiti sovrani degli Stati (debiti sovrani, si potrebbe quasi ironizzare, non più “perché di proprietà” di uno Stato, come era nell’accezione originaria del termine, bensi’ debiti sovrani nel senso che governano essi stessi i nostri Paesi e la nostra libertà di compiere scelte politiche) sono sottoposti alla speculazione internazionale: aspettative di pochi grandi investitori possono portare al fallimento di uno Stato, in particolar modo in un’ Europa dove gli strumenti tradizionali di controllo del debito sono ora inapplicabili.

Difficile dare una soluzione univoca per un problema di cui spesso si parla poco; regole chiare e prevedibili, trasparenza nell’azione di governi e istituzioni internazionali, concessione di sufficiente potere a governi e banche centrali nazionali di agire considerando le specificità di ciascuno Stato (possono forse le esigenze dell’Italia essere trattate allo stesso modo di quelle della Germania?), sembrano però essere misure di buon senso che potrebbe in breve tempo e senza oneri eccessivi migliorare notevolmente la situazione.