Da un anno in sella alla guida di uno dei cavalli che è stato da sempre il motore trascinante, dominante e onnipresente in tutta l’area asiatica dal Diciannovesimo secolo a questa parte, il primo ministro Abe registra in questi giorni un anno esatto dal momento in cui, eletto a tal carica, ha iniziato a cambiare l’economia del Paese, o meglio a cercare di cambiarla per far ritornare il Giappone a quella incredibile potenza che era anni orsono.

Per questo motivo i principali commentatori esteri parlano di “Abeconomics” per intendere un processo intrapreso da Abe che ha il grande obiettivo di ristrutturare il Giappone, di farlo diventare da preda di Cina e Russia a leader del Sol Levante quale è sempre stato. Tuttavia come ampiamente è noto, molti sono gli ostacoli che si frappongono e molti ancora di più i vantaggi che questo Paese avrebbe nell’ipotesi in cui riuscisse a risolverli, cosa che i suoi antagonisti (o concorrenti ?) bene sanno.

Analizzando la politica di Abe, quindi, si possono riscontrare due punti principali entro cui ha fondato la sua azione politico-economica, partendo dal presupposto che il Giappone uno dei Paesi al mondo con il più alto indice di indebitamente pubblico e il più alto rapporto decifit/Pil, ciononostante ha un saldo delle partite correnti positivo (argomento che segna un punto a sfavore di chi – neoliberisti – sostiene l’impossibilità di crescita per un Paese che non abbia un pareggio di bilancio certo e stabile; come di consueto, non è possibile riscontrare leggi economiche valide per tutti i Paesi e per tutte le economie nazionali). Tali pilastri sono: stati in primis una politica monetaria non convenzionale e nemmeno molto aggressiva del resto, unitariamente ad una politica fiscale “flessibile” cioè profondamente irradiata da stimoli pubblici all’economia, cosa che ha incentivato gli investimenti privati (direttamente connessi al tasso di interesse).

Effetti sulla crescita ? Il prodotto interno lordo reale del Giappone è variato dal -3,7% del terzo trimestre 2012 al +0,6% del quarto trimestre 2012 per poi attestarsi sul +4,3% nel primo trimestre 2013 e al +3,8% nel secondo trimestre 2013, mentre nel terzo trimestre la crescita si è portata +1,9% ma è risultata superiore alle aspettative attese dal FMI. Non è tutta opera delle sue mani, certamente, dal momento che prim’ancora che si insediasse la crescita era già partita; ma sicuramente ha trovato un perfetto modello di decollo.

Effetti sul mercato azionario ? L’Abenomics ha stimolato il mercato azionario giapponese, registrando una crescita continua fino al 23 maggio scorso, quando un rialzo fino alla soglia dell’1% dei tassi di interesse sul decennale ha innescato una correzione estiva. Nonostante questo l’indice principale nei mesi successivi ha registrato in incremento del 75% (media), senza contare l’estrema fiducia che questo dato riporta nei confronti degli investitori, che non hanno fatto calare (eccessivamente) le loro attività economiche continuando ad investire.

Insomma, pochi e brevi dati per porre l’attenzione su un fenomeno che andrebbe studiato largamente: l’impatto dell’economia del Primo Ministro Abe e il suo modello economico quasi “rivoluzionario” rispetto al paradigma dominante.