Dopo la decisione della scorsa settimana, la situazione della Grecia appare assai critica. Il Fmi, infatti, congiuntamente conla CommissioneEuropeaha decretato per un ulteriore rinvio (oltre a quelli passati) per la concessione della nuova trance di aiuti ad un paese oramai forse già oltre il punto di non ritorno, il cui entourage politico non ha compreso come essa possa essere l’apripista per un’uscita del Paese dalla moneta unica nel caso in cui questo possa rivelarsi una scelta coraggiosa ma efficace.

 Nel breve termine, chiunque scoraggerebbe tale estrema ipotesi, sebbene gli elementi di fatto a sostegno siano copiosi e in gran numero. Ciononostante, continua a stupire come l’Europa sia unita in diritto e disunita di fatto, senza alcun minimo di principio solidaristico iscritto in tutte le costituzioni dei paesi membri, ma bensì guidati unicamente dalle legge della massimizzazione del profitto ad oltranza, frutto del pensiero neo-classico e poi neo-liberale. La sorte di questo paese – la cui classe politica è certo colpevole di non aver avuto una guida di spending review favorendo la spesa pubblica senza interrogarsi sulla sua sostenibilità nel medio-lungo termine – dipende, giunti a questo punto, dal trattamento che vorrà riservarela Troika stessa, eletto a giudice di vita o morte dei paesi dal debito destrutturalizzato.

 In una simile situazione si situa l’Argentina dopo che il tribunale di New York ha stabilito di interrompere il pagamento di interessi sui nuovi titoli di Stato emessi dopo il crack nel 2001 al posto dei vecchi titoli, per favorire il pagamento di quei creditori che non avevano accettato il cambiamento degli asset dal vecchio tipo a quello nuovo, sebbene a questi ultimi era stato garantito il pagamento di tutti gli interessi (fino al 90%) rispetto alla naturale sorte che avrebbero fatto questi investitori, in particolare quelli non coperti da uno swap sui credit default. L’analisi che può essere così considerata è senza dubbio quella di come il carattere della teoria neo-classica sia sempre più “ecumenica” necessitando di entità giuridiche statali verso cui indirizzare il comportamento imprenditoriale aggressivo proprio di questa teoria economica, per produrre un’allocazione delle risorse in questo modo spontanea.

 Tuttavia ne emerge chiaramente come ogni players che non si allinei rispetto alla politica del “Washington consensus” o che voglia assumere una linea economico-politica autonoma, subisca un crescente ostracismo da parte di quel sistema economico prima suo alleato. Per citare le parole di Robinson, l’affermazione del sistema è sorta per incrementare l’utile di coloro che l’hanno ideato ed applicato. Si spera quindi l’Europa possa trovare una “terza via” senza rientrare nelle politiche d’oltreoceano ma ritrovando quell’unione solidaristica sulle cui basi si è arrogata il diritto di essere nata, ma che oggigiorno qualsiasi individuo stenta a riconoscere.