Una madrassa radicale è stata chiusa la scorsa settimana dalle autorità kenyote con l’accusa di aver spalleggiato i jihadisti di al-Shabab in Somalia. Di per se nulla di particolarmente eclatante se non fosse per il fatto che, secondo alcuni think-tanks statunitensi, vi sarebbero legami con la famiglia Obama. La madrassa che si trova a Machakos, a circa 67 km dalla capitale Nairobi, era stata individuata dagli agenti kenyoti in seguito all’arresto di 21 elementi sospettati di essere membri di al-Shabab e successive indagini hanno rivelato come altri jihadisti erano già passati per quella scuola che secondo le autorità kenyote, era una base per la divulgazione del radicalismo islamico. 1 Secondo Jaffrey Lazaras, analista della Homeland Security, in territorio kenyota ci sarebbero numerose altre madrasse di stampo radicale che starebbero per essere chiuse dalle autorità locali.

Secondo l’Examiner, la madrassa di Machakos avrebbe ricevuto finanziamenti dalla Mama Sarah Obama Children Foundation, un’organizzazione caritatevole attiva in Africa orientale. Fatto rimarcato anche da Walid Shoebat che ha spiegato in un articolo come una cospicua parte dei finanziamenti serva in realtà a fornire borse di studio per permettere a ragazzi di studiare la Sharia in alcune università wahhabite in Arabia Saudita (l’Università Islamica di Medina, la Umm al-Qura di Mecca e la Bin Saud Islamic University di Riyadh). Shoebat fa inoltre riferimento a un’intervista di al-Jazeera a un cugino di Barrack Obama, tale Musa Obama, nella quale risulterebbe tutto documentato.2

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Da destra, Sayyid Obama e Musa Ismail Obama alla al-Qura University di Mecca

Durante l’intervista, Musa ha anche parlato del suo impegno per gli aiuti al campo profughi somalo di Dadaab, spiegando come gli aiuti arrivano in parte dalla Mama Sarah Obama Foundation oltre che dal Qatar. 3 Il Qatar è ben noto per aver appoggiato elementi legati ai Fratelli Musulmani, parecchi dei quali recentemente espulsi su pressioni internazionali in quanto l’organizzazione è stata dichiarata terrorista in diversi paesi. In Qatar aveva inoltre trovato rifugio il terrorista ceceno Zelimkhan Abdumuslimovich Yandarbiyev, saltato in aria con il suo Suv a Doha nel 2004.

Il campo profughi di Dadaab è invece stato più volte indicato dalle autorità kenyote come luogo di reclutamento per i jihadisti di al-Shabaab, un punto strategico grazie anche alla vicinanza col confine somalo. 4 Secondo un rapporto del 2012 del Centro per gli Studi Internazionali e Strategici, in seguito alle incursioni dell’esercito di Nairobi in Somalia nell’ottobre 2011, gli episodi di violenza in territorio kenyota sarebbero progressivamente aumentati e alcuni dei responsabili sarebbero partiti proprio dal campo profughi di Dadaab. Numerosi anche gli attacchi con ordigni esplosivi improvvisati (IED) nelle aree circostanti. 5 6

In un altro think-tank statunitense viene inoltre affermato che Mama Obama, al di là delle attività caritatevoli, sarebbe molto attiva nella dawa (nel divulgare l’Islam) con finalità di conversione. Ciò sarebbe stato riportato anche da due giornali arabi, al-Watan e Ekhbaryat. 7 Altro elemento della famiglia Obama che vale la pena citare è Malik Obama, fratellastro del Presidente americano, membro della Islamic Dawa Organization (IDO), organizzazione con sede a Khartoum e legata al governo sudanese guidato da Omar al-Bashir, su cui spicca un mandato della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. 8 9 10 11

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Malik e Barrack Obama

Nell’agosto 2013 un articolo della stampa egiziana aveva citato una dichiarazione dell’allora vice-presidente della Suprema Corte Costituzionale egiziana, Tehani al-Gebali, secondo cui Malik sarebbe stato incaricato di supervisionare gli investimenti dei Fratelli Musulmani nell’area.12 Ovviamente tutti questi elementi devono ancora essere accuratamente verificati ma nel caso in cui risultassero veritieri, porterebbero ulteriori grane a un Obama che è già fortemente in crisi sia a casa propria che sul piano internazionale, artefice di una pessima politica estera basata su decisioni e non-decisioni ritenute incomprensibili dagli americani stessi.

La presunta uccisione di Bin Laden con prove mai rilasciate al pubblico; la pessima gestione della cosidetta “Primavera Araba” e dell’assalto jihadista all’ambasciata americana di Bengasi nel quale perse la vita l’ambasciatore Christ Stevens; l’errata valutazione sull’Isis; l’incapacità di gestire la crisi siriana; il caos Ucraina con i sempre più evidenti appoggi alle destre ultra-nazionaliste. A livello interno vi è poi stato il caso (già trattato dall’Intellettuale Dissidente) di Mohamed Elbiary, alto funzionario della United States Homeland Security Department, sostenitore dei Fratelli Musulmani egiziani, dimessosi a settembre, probabilmente in seguito ad alcuni tweet a favore del Califfato. Elbiary, durante la crisi del governo egiziano dell’estate 2013, aveva duramente attaccato la comunità copta che manifestava contro gli attacchi subiti dagli estremisti islamici. Insomma, imbarazzo su imbarazzo per Barrack Hussein Obama.