Apparentemente Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa non hanno molto in comune eppure insieme formano un’importante organizzazione politica ed economica, per quanto piuttosto anomala. I cosiddetti BRICS nascono da un acronimo creato nel 2001 da un dipendente della Goldman Sachs per fare riferimento in una relazione ai suddetti paesi, a quei tempi  considerati “emergenti”. Diversi aspetti legano, o meglio accomunano, i cinque paesi: oltre ad aver registrato altissimi tassi di crescita economica negli ultimi anni, tutti possono vantare un debito pubblico molto basso. In termini di percentuale del prodotto interno lordo il Brasile è al primo posto con il debito pubblico al 54%, l’India 51%,la Cina43%, il Sud Africa 35% ela Russia9%; valori considerati sostenibili in economie dinamiche. Il dato più rilevante però riguarda senza dubbio le riserve di valuta estera posseduta dai paesi BRICS: insieme superano i 4 miliardi di dollari, di cui però poco più di 3 miliardi appartenenti solo alla Cina.

I BRICS hanno cominciato a riunirsi annualmente a partire dallo scoppio della crisi economica globale. Contrariamente a quanto avveniva nei primi anni stanno attirando sempre di più l’attenzione del mondo economico e diplomatico, soprattutto se si considera che insieme rappresentano poco più del 40% della popolazione mondiale. La maggior critica che viene fatta ai BRICS è la mancanza di una comune strategia in ambito di politica internazionale. Effettivamente i cinque paesi hanno obiettivi ed interessi geopolitici del tutto diversi, senza contare che Cina e Russia hanno all’interno della NATO un peso ben maggiore come membri permanenti del consiglio di sicurezza. Non c’è dubbio che ciò che unisce oggi i paesi del BRICS sia la richiesta di una maggiore trasparenza per le regole della finanza globale, così come un maggior peso all’interno del Fondo Monetario Internazionale  e nella Banca Mondiale.

Durante gli incontri dei BRICS vengono toccati temi molto affascinanti come la sostenibilità, l’efficienza, energie rinnovabili e lo sviluppo tecnologico ma chiaramente questi sono argomenti di contorno. Durante lo scorso incontro, avvenuto poco più di un mese fa in India, i cinque paesi hanno reso noto come l’obiettivo primario sia di fondare una Banca per lo Sviluppo sulla scia della Banca Mondiale. I BRICS quindi intendono  strutturare un quartier generale permanente a cui far affluire nuovi membri, ossia altre economie in via di sviluppo che non intendono essere schiave del dollaro e del Fondo Monetario Internazionale. L’obiettivo per il futuro dunque non solo sarà scalzare la governance economica e finanziaria occidentale, di madre statunitense, ma possibilmente incrementare le scambio commerciale in valute locali e non più in dollari, il cui tempo come moneta predominante del mercato internazionale, stando ai BRICS, è prossimo al termine.

Sebbene si preannunci uno scenario economico del tutto nuovo, che potrebbe destare forti squilibri a livello internazionale è ancora troppo presto per preoccuparsene; almeno questa è l’impressione del mondo occidentale che per il momento, forse con ragione, non sente nessuna minaccia imminente. La verità è che i BRICS non rappresentano nulla di ufficiale. Non è una vera e propria organizzazione. Non sono legati da alcun fattore unitario: né territoriale, né economico (gli squilibri fra i paesi sono comunque evidenti), né tantomeno storico o sociale. Non esiste nemmeno una legislazione od una carta che ne simboleggi l’appartenenza. Al momento il vero risultato di quella che più propriamente si tratta di un’alleanza a lungo termine è stato quello di garantire una sorta di cooperazione economica, basata principalmente su importazione ed esportazioni a vantaggio, tra l’altro, soprattutto della Cina che è alla continua ricerca di nuovi mercati su cui espandersi.

L’unico errore da evitare probabilmente è continuare a definire i cinque paesi dei BRICS come economie emergenti. Oltre a disporre di incredibili risorse naturali e un ingente componente demografica possono ormai vantare settori finanziari ed industriali altamente competitivi, e devono quindi essere considerate economie affermate, malgrado si fondino su principi totalmente diversi fra loro, soprattutto rispetto alle economie occidentali. Oggi l’economia mondiale è trainata dalla finanza internazionale statunitense e da quella della zona Euro. La crisi economica d’altra parte ha evidenziato grandi difetti nel sistema che ora devono essere superati. I BRICS possono essere una risorsa aggiunta per l’economia internazionale e tutto il mondo può trarne beneficio ed una maggiore apertura al mondo e a mercati emergenti può essere una soluzione. Purtroppo ci sono e continueranno ad esserci molti ostacoli in futuro. La vera sfida, al momento, non sono tanto le questioni economiche quanto le sfide politiche e le divergenze ideologiche fra i diversi stati.