La guerra intestina iniziata nel 1978 tra gli indipendentisti islamici e il governo di Manila nella parte meridionale delle Filippine si è conclusa “sulla carta” domenica sera a Kuala Lumpur (Malesia) a seguito di un accordo di pace firmato dalle due parti chiamate in causa. Ci sono voluti quarant’anni affinché il presidente filippino Benigno Aquino ponesse fine ad un conflitto che ha provocato più di 120mila morti e due milioni di sfollati, contribuendo inoltre a mantenere la zona sottosviluppata nonostante la massiccia presenza di risorse naturali. “L’accordo-quadro raggiunto tra governo e separatisti islamici – ha spiegato il presidente delle Filippine – traccia un processo per creare nel sud del Paese una nuova regione semi-autonoma entro il 2016 (data in cui scadrà il mandato presidenziale di Aquino, ndr). Questo accordo apre la strada ad una pace duratura a Mindanao”, ha dichiarato il capo di Stato riferendosi alla regione meridionale dell’arcipelago delle Filippine, quartier generale del Fronte islamico di liberazione Moro (Milf).

Il piano – che in futuro sarà sottoposto a referendum popolare – prevede la creazione della nuova regione autonoma di Bangsamoro, la quale sostituirà l’Autonomus Region in Muslim Mindanao (Armm) definita dallo stesso presidente un “esperimento fallito” poiché incapace di placare gli scontri etnico-comunitari nella zona meridionale del Paese. Inoltre prevede che il governo di Manila manterrà il controllo della difesa e della sicurezza, nonché la gestione della politica estera ed economica. Il Fronte islamico di liberazione Moro (Milf) dovrà a sua volta dare vita ad un Comitato provvisorio per monitorare la fase di transizione al fine di varare una nuova legge per le elezioni dei rappresentanti del governo locale, e dovrà attuare progressivamente il disarmo delle milizie armate. Il gruppo ribelle ha plaudito all’accordo siglato dopo mesi di negoziati, e vi vede “l’inizio della pace”: “il Fronte islamico di liberazione Moro non reclama più uno Stato interamente separato” ha dichiarato all’Afp via telefono Ghazali Jaafar, vice presidente del Milf. Tuttavia le associazioni laiche e cattoliche (94 per cento della popolazione è di fede cristiana) presenti sul territorio filippino non hanno plaudito gli accordi di pace perché questi ultimi danno la possibilità alla nuova regione semi-indipendente di utilizzare la sharia (legge islamica) per risolvere le controversie interne alla comunità musulmana.

Ma in realtà l’accordo-quadro pronunciato dal capo di Stato filippino Benigno Aquino serve solamente ad isolare i separatisti mettendoli da parte provvisoriamente nell’agenda politica del governo. Questo isolamento risulta molto favorevole anche alla Casa Bianca, grande alleato delle Filippine che dallo scorso novembre, dopo una visita del segretario di Stato statunitense Hillary Clinton, ha sottoscritto la dichiarazione di Manila che riafferma il Trattato di alleanza firmato nel 1951 il quale sottoscrive l’impegno di Washington nell’assicurare la sicurezza dell’alleato filippino e il sostegno diplomatico e militare americano nelle dispute con la Cina. Inoltre, recentemente, troppe volte l’amministrazione Obama non solo ha evitato di criticare il governo di Manila per le violazioni dei diritti umani e per le uccisioni mirate, ma ha messo addirittura a disposizione i propri droni per le campagne anti-terrorismo dirette a eliminare i vertici dei gruppi separatisti islamici. Gli stessi che domenica sera hanno ottenuto la “loro indipendenza di plastica” nella zona meridionale dell’arcipelago filippino.

fonte: Rinascita