Tutti sono artisti, tutti voglio essere artisti, tutti si sentono tali e spesso giocano con i vestiti dei “grandi”, guardandosi allo specchio. Alcuni mentre ascoltano della buona musica, a volte fin troppo di nicchia, dopo aver letto qualche pagina di letteratura e visto un buon film; altri forse nemmeno leggono ma comunque sia, tutti sono dei sognatori. Da dove viene questa ondata di proiezione di abile ingegnosità sensibile? C’è chi già è figlio d’arte o probabilmente si è figli di un’arte che era stata imbavagliata e con la situazione socio-politica attuale c’è una libera convinzione di privilegio, la possibilità di ascoltare le proprie attitudini. Certamente c’è chi ha la sola mera idea di voler essere un artista, figura allettante e di fascino, senza sapere che non è una scelta di professione, è un qualche cosa di innegabile a sé stessi. E sono proprio questi stessi che hanno preso coscienza della loro inclinazione, che trovano finalmente il coraggio di vivere il loro sogno o meglio, di vivere nel loro sogno.

L’uomo ha il bisogno di vivere su delle certezze, necessità che trova le radici fin dalla creazione della società ma l’uomo, pur sempre animale e animale dominante sulla terra, non è in grado di resistere ai propri istinti. E’ l’incongruenza tra le necessità mentali e quelle fisiche. Qualche anno fa le inclinazioni artistiche venivano coltivate, se c’era la possibilità, ma inequivocabilmente si arrivava ad una scelta e spesso questa verteva su una professione più stabile, più sicura, che poteva dare spazio a un futuro più certo e si mettevano da parte la chitarra o le scarpette da danza, destinati a diventare hobby di nostalgia, per un bellissimo cappello universitario. Solo i più fortunati o i più temerari hanno fatto della loro anima virtuosa, la loro vita. Oggi ci si lamenta e non ci sono troppi errori nel farlo ma bisognerebbe guardare l’altra faccia della medaglia, quella che dà spazio alle passioni. Bisogna impegnarsi al massimo in tutto e allora lasciamo la libertà dell’impiego delle proprie energie in un vero interesse. C’è già lo sbalorditivo coraggio di ragazzi giovanissimi che prendono per mano i loro sensi e decidono di farne una sinfonia, sanno che sarà una vita difficile ma il loro stimolo li rende forti e consapevoli del fatto che non potrebbe essere altrimenti e tanto ora come ora lo sarebbe anche in altri campi.

“E d’improvviso, senza saper perchè, si faceva in volto di bragia (…) eppure, fu nel sogno la rivelazione.” (La realtà del sogno – Luigi Pirandello) E’ nell’onirico la vera libertà, il vero essere sé stessi, è solo mediante la coscienza del disorientamento che si impara a guardare veramente, a conoscere, a vedere, perchè senza redini occorre attraversare l’accecamento per imparare a riconoscere la scena del mondo e quando si sogna, per quanto il subconscio sia potentissimo, si va in contro al desiderio. Una chiusa educazione di pudore portava a un sogno di depravazione e il riscatto dei nostri giovani sta nella scelta di vivere la loro chimera, non come sfogo notturno rincorso ma come reale attività di ricerca. Quasi impossibile sapere di sognare mentre si dorme totalmente abbandonati alle suggestioni, ecco i giovani di oggi sono disorientati nella vita e vivono nella più totale disarmonia di come dovrebbero andare le cose ma è proprio forse grazie a questa confusione non ovattata che riconoscono una sicurezza nella scelta della loro folle idea. Cosa c’è di male nel vivere come in un sogno, per un sogno o di un sogno. E’ male vivere dormendo in piedi ma più grande sarà l’aspirazione, più fatica ci sarà e meno il tempo per assopirsi. Non è il vivere una favola ma è l’avere sempre una domanda per non trovare mai la risposta. La soluzione è la morte di ciò che si ha per la testa. “Perchè nulla è più complicato della sincerità. Fingiamo tutti spontaneamente, non tanto innanzi agli altri, quanto innanzi a noi stessi; crediamo sempre di noi quello che ci piace credere, e ci vediamo non quali siamo in realtà, ma quali presumiamo d’essere secondo la costruzione ideale che ci siamo fatta di noi stessi” ( La realtà del sogno – Luigi Pirandello). Ecco perchè la realtà di noi stessi sta nell’unico meandro non determinabile dal pensiero, dall’educazione avuta, dagli occhi attorno. La realtà è nel sogno e il sogno deve essere l’unica vera certezza per far respirare lo slancio vitale verso sé stessi e verso la proiezione di sé stessi.