Tolto il malo esempio di multinazionali come Google -che grazie al “panino olandese” ed al “doppio irlandese” (complicati stratagemmi fiscali) frodano legalmente tasse per miliardi- in buona parte dei Paesi europei le tasse per le imprese sono ridotte al minimo, proprio per agevolare l’attività imprenditoriale. In Irlanda, ad esempio, un’azienda paga non più del 12,5% sugli utili; questo livello di tassazione consente alle aziende di abbatte incredibilmente i costi di produzione, consentendo loro “il lusso” di assumere largamente nuovo personale. Nel resto d’Europa la stessa tassazione si aggira, in media, sul 40%. Da noi sfiora il 70%.

In Portogallo il fisco ha recentemente incassato più di un miliardo e due grazie ad un mega “condono fiscale”, che avrebbe permesso ai tanti debitori di regolare le proprie inadempienze entro la fine dell’anno. Qualcosa di simile a quanto avvenne in Italia qualche anno addietro per far rientrare i capitali “svizzeri”, lo stesso che è stato riproposto proprio recentemente, predisponendo nelle retrovie una strada facilitata per l’entrata prepotente degli elvetici nelle nostre banche. La solita ricetta italica, in definitiva.

Anche nel “Bel Paese” era stata mossa una proposta di “condono tombale”, dal governo Berlusconi, che addirittura venne positivamente accolta dalla Corte dei Conti. Ovviamente rimase un nulla di fatto, perché “l’Europa non sarebbe stata d’accordo”; e sebbene molti -a ben vedere- possano sottolineare un qual certo personale interesse per il cavaliere nella faccenda, ad ogni modo é innegabile che ci sarebbero stati ingenti introiti per le nostre casse.

I grandi evasori, nel frattempo e in ogni caso, se ne fanno comunque un baffo; latitano allegramente per dorate ed assolate spiagge di qualche amena località fiscalmente paradisiaca. Tutto questo discorso non è teso ad esaltare i paesi stranieri, ne tantomeno a dar ragione a chi espatria convinto che “l’Italia fa schifo”. Il nostro grande problema sono i nostri governanti, quelli del “Pude” (per citare l’economista Bagnai), ossia del “partito unico dell’euro”.

I Paesi sopra citati fanno infatti anch’essi parte dei “Piigs”, tuttavia hanno giustamente deciso di non filarsi -in talune occasioni- Madama Europa. In particolare quando quest’ultima pretende di intervenire nell’amministrazione altrui. Per citare un capolavoro di Tornatore, se Portogallo e Irlanda fossero abili pianisti di una nave, ed in uno scontro musicale avessero avuto la meglio sulla sfidante, avrebbero concluso la tenzone con un sonoro “in culo l’Europa”.

Ma noi, si sa, siamo moderni, pertanto adoriamo ricevere ordini in supposta. Pertanto, dopo aver siglato patti demoniaci ormai tristemente noti (dal Fiscal Compact al Mes), dopo aver preso le mosse in favore di una profonda privatizzazione (o clamorosa svendita), adesso, fedeli ed anziani segugi, pendiamo ancora dalle labbra di un padrone aguzzino.

La cara Germania, non contenta di averci fatto indebitare in potenza per 125 miliardi più gli interessi (si veda il Meccanismo Europeo di Stabilità), e non contenta di aver concesso più di 240 miliardi alla Grecia (proprio tramite il Mes)  -non per risanarsi ma semplicemente per pagare i debiti con chi detiene maggiormente il suo debito (ovviamente la Germania, ma si era capito)-, adesso pretende, per l’ennesima volta l’impossibile:

(Una patrimoniale) corrisponde al principio della responsabilità nazionale, in base al quale i contribuenti sono responsabili per le decisioni del proprio governo prima che sia necessaria la solidarietà di altri Stati“, (dal rapporto mensile della Bundersbank).

Perché ovviamente non é il governo a dover essere responsabile delle proprie decisioni, ma tutti (gli altri) cittadini, ai quali la Germania pretende di chiedere -su indicazione del Fondo Monetario Internazionale- un prelievo di circa il 10% sulla ricchezza (quale?) detenuta dalle famiglie. Che cosa ne sia di questo “una tantum” se ne sa ancora poco, fatto rimane che dalla Presidenza del Consiglio (che del P.u.d.e è quartier generale) non si ode un fiato, ne di dissenso, ne di smentita. Di sicuro vi è solo che a questo prelievo forzoso, l’unica a non partecipare sarà proprio la Germania.