Così diceva il grandissimo Bertolt Brecht, da intellettuale, da estremo oppositore del nazismo, da voce solitaria nella pianura del Serengeti che il Partito aveva creato attorno a uomini come lui. Da questo urlo, oggi, con la testa ancora appesantita dai recentissimi spogli delle urne elettorali, e dalle proiezioni che ne conseguono, si possono trarre delle semplici conclusioni. Semplici ma non scontate, perché appunto è proprio questo il problema degli abitanti della Penisola, non riuscire a cogliere ciò che si trova sotto il proprio naso. Stavolta sotto il naso però c’è davvero grande abbondanza di elementi critici, di dati squisitamente empirici, questi dicono ad unisono: il fenomeno del Berlusconismo è vivo, è forte, è implacabile.

Sicché non si può non prenderne atto, anzi è terribilmente controproducente non farlo, far finta di niente, con l’aria dei primi della classe, di quelli che ce la fanno sempre. L’esperienza ha insegnato in venti anni che i primi della classe non ce l’hanno fatta mai, quelli che al banco erano seduti composti, che si facevano da parte quando qualcuno si alzava per fare caciara, che cercavano di risolvere sempre tutto con la diplomazia, che rispondevano sempre in maniera seria senza alzare la voce o battere i pugni hanno sempre avuto la peggio.

Questo perché il Popolo Italiano, popolo di lavoratori instancabili ma un po’ duri di comprendonio, non ama le risposte articolate, difficili, magari piene di termini in lingua straniera, ma preferisce quelle semplici, secche, nette. Risposte semplici per interrogativi difficili. Al bicchiere di acqua amaro della medicina non vuole un cucchiaino di zucchero, ma vuol togliere completamente la medicina e bere l’acqua dolce che ne rimane.

 Anche stavolta però il Partito Democratico si è lasciato sfuggire il particolare da sotto il naso, perché qui ormai non si tratta più di sfumature o di impercettibili fessure su una tela, si tratta di enormi figure che si materializzano in continuazione. Così il PD ha proseguito la sua campagna elettorale sobria, silenziosa e a volte anche impopolare, che lo ha portato a far la fine di quei rappresentanti di classe da votare al liceo, che, dati per vincitori certi, andava a finire non li votasse nessuno. Tornando dunque al tema principale, si può esser sicuri del fatto che se l’Italia avesse finalmente i suoi eroi, di cui peraltro necessita moltissimo, sarebbe in grado di scorgerli e di render loro gli onori dovuti?

Sarebbe in grado di sentire il loro grido?

La “ghigliottina” del senno di poi dice che molto probabilmente non ne sarebbe capace, perché inebriata da un fenomeno mistico, venereo, insuperabile, creatosi attorno alla figura di un individuo che, a differenza dei suoi avversari politici, ne è consapevole e ne fa un’arma di distruzione di massa. Perché è inutile parlare dello “tsunami Grillo” se prima non si parla del “diluvio universale berlusconiano”, perché ormai davvero tenere la testa sotto la sabbia è un prendere in giro se stessi. Non resta altro da fare che prendere atto dei dati empirici, con coscienza di sé prima e di chi si trova nei propri paraggi, ricordando che, come diceva Franco Battiato, un’evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.