La scelta di assegnare la presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia all’On. Bindi, dimissionaria presidente del Partito Democratico, non suscita più di tanto scalpore nelle riflessioni di un attento osservatore. Il ciarpame politico che alza i vessilli dello scandalo e dell’oltraggio cavalca l’onda dell’inettitudine istituzionale e politica di un parlamento sviscerato e inutile anche per i drughi galli di Asterix. Beghe interne alla maggioranza, con Pdl e Scelta Civica contrari, astensione del M5S ma assenso di SEL dunque crack interno all’opposizione. Un campo di battaglia, o meglio un lazzaretto, all’interno del quale si combatte per l’etichetta della coca cola e non già per risolvere i problemi reali di un paese attanagliato da disoccupazione, calo del potere d’acquisto e ipertassazione. La commissione parlamentare antimafia è quanto di più inutile esista all’interno delle aule sorde  e grigie.

Non sono mai state presiedute dal Prefetto Mori e non assolvono o suppliscono i compiti che solo la magistratura inquirente e le forze dell’ordine possono portare avanti. E’ l’ennesima spartizione delle cariche, nemmeno tanto importante poi se a distanza di sei mesi dall’insediamento del governo Letta si è voluto scegliere una senile deputata senese. Basti pensare che nella passata legislatura sedeva all’interno della commissione una deputata indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato dalla DDA di Reggio Calabria, capire che siamo alla beffa e al ridicolo. Lo Stato non combatte l’antistato, non ne ha interesse.

Parliamo ovviamente dello stato elettorale, dei parlamenti, non di quello delle procure e delle caserme. In un periodo in cui lo scandalo atavico della terra dei fuochi, fa emergere i connotati genetici del crimine organizzato, spietato e antinazionale, ci si cimenta in roboanti rappresentazioni teatrali di basso lignaggio, con tira e molla puerili e continui rimpalli sulle due sponde opposte delle larghe intese. Una farsa.