Engagement è un termine in disuso, sia dal punto di vista letterario, sia nella prassi fattuale dell’essere intellettuali, in Italia così come in Francia. Jean Paul Sartre lo teorizzò all’interno della sua apoteosi esistenzialista quasi come filo conduttore e riferimento concettuale della sua esperienza filosofica e politica. Si potrebbe asserire, al fine di tentare una sintesi meno parabolica possibile che con Sartre si giunge a considerare come engagé la necessità di: “essere indipendenti, appoggiare di volta in volta, senza identificarsi mai del tutto”. Fuggire quindi l’impegno quale coercitivo vincolo di schieramento, l’essere organici unicamente alla struttura del proprio sistema di verità e rifiutare del tutto l’organicità strutturante dell’appartenenza piena ad un partito, ad una specifica ideologia o linea di pensiero, liberando l’attività intellettuale dall’appartenenza sterile e finalizzata solo alla strenua difesa del gruppo di pensiero di riferimento e della base filosofico-culturale da esso imposta. L’uomo, infatti, per Sartre, non vive se non in relazione all’altro.

‘L’io sartriano’ vive in una oggettività quanto mai assoluta poiché è riferito ad ogni altro ‘io’ presente nell’universo, da cui discende che “l’esistenzialismo è umanismo”. In questo quadro concettuale l’uomo va letto quale libero per natura e definizione ontologiche, libero ma al contempo responsabile deontologicamente della necessità di un impegno quasi coattivo verso la propria specie, i propri simili che delimitano e definiscono la soggettività individuale dell’esistenza. Impegno diviene allora il termine dal quale discende il quadro ragionato che va componendosi a questo ragionamento. L’intellectuel engagé deve allora essere assorbito totalmente dalla realtà, sia essa materiale, trascendentale, economica, politica o scientifica, altrimenti è un intellectuel malhonnête, in mala fede, schierato, partitico, fazioso, dipendente o peggio ancora asservito. L’Intellettuale dissidente si propone sin dalla sua nascita una cristallina indipendenza quale mezzo mediante il quale raggiungere una pienezza argomentativa basata su una sincera volontà di non arginare mai l’engagé all’interno di quadri già compositi, all’interno di riferimenti politici o partitici apparecchiati dal pensiero dominante. In questo sta tutta la forza della dissidenza e la sua continua e assetata verve creativa: la sempre presente idea che l’impegno si iscrive in un contesto di ferma libertà intellettuale. Pensare dissidente significa, oggi, riportare Sartre nel dibattito contemporaneo e riabilitare la sua concezione d’intellettuale impegnato e disorganico nel panorama sempre meno libero del giornalismo italiano.

Essere dissidenti significa riportare in vita Sartre, posizionarlo nel terriccio della propria mente come riferimento comportamentale per non scordarsi mai di essere ontologicamente liberi in quanto uomini e quindi responsabilizzati dalla libertà stessa nei confronti dell’umanità universale, il che non consente recinzioni idealiste o idealistiche. L’intellettuale dissidente è oggi più che mai una delle poche voci engagé nell’appiattimento contemporaneo che consente di poter delineare con facilità estrema le motivazioni economiciste e gruppettare che provano a nascondersi dietro una qualsivoglia linea editoriale. Scegliere di volta in volta il proprio posizionamento senza subire mai il fascino dell’identificazione definitiva è la scelta più coraggiosa che un gruppo editoriale possa compiere in un emisfero in cui vige la regola aurea dell’appartenenza. Engagement significa allora anche apertura alla qualità dell’impegno, qualunque provenienza esso abbia, vuol dire aprire le porte della possibilità di una ribellione ragionata verso chiunque sia vocato ad essa, prescindendo dalla provenienza ideologica, significa smontare gli steccati del pregiudizio politico e lasciare spazi autonomi alla commistione di rivolte del pensiero, non preoccupandosi della diversità filosofica di queste. Ecco, essere dissidenti significa oggi essere enagagé, impegnarsi per l’uomo e per la peculiarità della libertà antropologica di cui siamo possessori, non piegandosi alle logiche precostituite. Dissidenza significa riportare Sartre negli scaffali della mente, significa essenzialmente essere uomini e quindi essere liberi.