Nel terzo millennio tutto è possibile. Con un pugno di dollari puoi trasformare la merda in oro tanto da farla diventare di opinione. Di recente, con questa logica di mercato e di informazione sono nati due fenomeni estremamente peculiari ed in realtà legati fra loro. Il primo è quello delle Pussy Riot (“Rivolta della Fica”), un collettivo femminista attivo in Russia che qualche mese fa è stato accusato di “teppismo e istigazione all’odio religioso” per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Vladimir Putin.

Elevandosi allora come “simbolo della libertà nel mondo” e facendo leva su un nemico di sempre, in questo caso il leader russo che non a caso aveva ricominciato a giocare un ruolo chiave nello scacchiere internazionale, le Pussy Riot sono state presto smascherate. In una precedente apparizione pubblica il collettivo “punk” aveva brandito una bandiera dell’Otpor, una di quelle organizzazioni che parteciparono nel 2002 al colpo di Stato contro Hugo Chavez come negli anni Novanta alla caduta della Serbia di Milosevic, e a tante altre azioni politiche etero dirette. Insomma, un’organizzazione di regime, che a sua volta è finanziata dalla Freedom House (fondata da James Woolsey, ex-direttore della Cia) e dalla Open Society Institute (fondata dal magnate George Soros, il quale inoltre affermò pubblicamente di stare dietro le “rivoluzioni colorate” dell’Europa Orientale). Ma non è finita qui perché l’Otpor, oltre ad essere il gestore delle Pussy Riot, è anche il grande manovratore del collettivo Femen, anch’esso nato in Ucraina di recente e rapidamente proliferatosi nel resto dell’Europa, principalmente in Francia e in Italia, fino a sbarcare nel mondo arabo-musulmano, come in Tunisia. Come le Pussy Riot, anche le Femen hanno dei riti particolari, ma soprattutto i mezzi di azione e i fini sembrano molto simili. Poco tempo fa una giornalista russa si era infiltrata nel loro movimento camuffandosi come volontaria, confessando alla fine dell’addestramento dettagli estremamente rilevanti sul “modus operandi” dell’organizzazione, a partire dal finanziamento sotterraneo di magnati statunitensi ed europei (il più noto è Jed Sunden, miliardario americano residente in Ucraina, conosciuto ai più per i suoi legami con gli Stati Uniti, e proprietario dell’unico giornale cartaceo anglofono del Paese, il “Post di Kiev”). La giornalista fu infatti sottoposta a un duro allenamento durato quasi un mese: durante i trenta giorni, neanche una lezione di storia o di filosofia, solo corsa, pugilato e teatro, rigorosamente in topless. Mentre in un’inchiesta francese si è scoperto che la portavoce delle Femen in Francia, Eloise Bouton, come tante altre militanti del gruppo erano in realtà donne attraenti estratte da una rete di prostitute molto rinomata in Francia.

Ma tralasciando i mezzi usati dal collettivo femminista, è altrettanto importante analizzare i fini politici. Le azioni più violente delle Femen in Europa si sono protratte in Francia contro l’organizzazione cattolica Civitas, in Belgio nei confronti di Monsignor Leonard mentre stava pacificamente discutendo sul tema del “blasfema” con il professor Guy Haarscher (ateo convinto e noto professore dichiaratamente di “sinistra”) ed infine in Italia, quando a piazza San Pietro ci fu una violenta irruzione durante l’Angelus dell’allora Papa, Benedetto XVIesimo. Le azioni mirate nei confronti della religione non si sono però fermate al cattolicesimo. Ieri mattina mentre il Tribunale di prima istanza di Kairouan (Tunisia), processava Amina Tyler, l’attivista tunisina che doveva rispondere delle accuse di aver scritto “Femen” sul muro di un cimitero islamico e del possesso di una bomboletta di gas lacrimogeno e che poi è stata “punita” con una ammenda di soli 200 dinari, vale a dire 100 euro, tre Femen hanno manifestato fuori dall’aula a seno scoperto. Così dopo gli episodi avvenuti sia in Europa che ieri in Tunisia, le Femen ci insegnano ancora una volta quale è la differenza tra laicità e laicismo: si ha la libertà di accusare visceralmente Islam e Cattolicesimo, ma guai se tocchi Ebraismo e Massoneria.

Fonte: Rinascita