L’assetto geopolitico dell’Asia orientale, di questi tempi, sembra non voler trovare stabilità. Mentre si sta progressivamente smaterializzando la minaccia nord coreana, la Cina lancia l’ennesima nuova sfida al Giappone per il possesso delle contese Senkaku/Diaoyu, notoriamente controllate da Tokyo ma rivendicate da Pechino.

Nella giornata di ieri, infatti, otto navi cinesi sono tornate a solcare le zone di mare delle isole come immediata conseguenza della visita di oltre 170 deputati giapponesi al santuario shintoista Yakusuni, luogo in cui sono tutt’oggi ricordati più di due milioni di soldati giapponesi morti in guerra nel secolo scorso. Una delegazione così folta nel luogo non si vedeva da più di venti anni ed ha fortemente alterato gli animi dei governi cinese e sud coreano, i quali, a più riprese, hanno invitato il governo giapponese a porre fine a queste manifestazioni di revisionismo storico, dal forte connotato imperialista.

Non si è fatta attendere la risposta di Tokyo, indispettita dall’azione militare cinese, parlando apertamente di “intrusione territoriale da parte delle navi del governo cinese”, chiedendo, mediante l’invito dell’ambasciatore cinese Cheong Yonghua a Tokyo, il ritiro immediato delle navi dalle acque giapponesi delle Senkaku.

Parafrasando le parole del capo di gabinetto del Giappone, Yoshihide Suga, le isole Senkaku appartengono storicamente, anche secondo il diritto internazionale, al territorio nipponico, ritenendo inaccettabile il comportamento di Pechino. E anche “sul campo” la reazione nipponica è stata tempestiva con l’avvento di una decina di pescherecci con a bordo numerosi esponenti di associazioni nazionaliste, come dimostra l’ampia copertura riservata dalle principali emittenti televisive giapponesi.

Queste isole, come noto, rappresentano un bacino economico indiscusso, non solo per il valore intrinseco delle stesse, ma anche per le risorse presenti in tutta l’area circostante. Il petrolio però, non è l’unica ragione del contrasto, bensì rappresentano altresì un nodo strategico nell’ambito degli equilibri politico-militari dell’Asia Orientale nel medio-lungo periodo. Inoltre, la vigorosa presa di posizione giapponese si configura come un segnale al mondo intero; Tokyo, da sola o coadiuvata dall’alleato americano, è pronta a tutelare i propri interessi nazionali e a fronteggiare la sempre più rapida ascesa della Cina per quanto riguarda tutte le questioni che vede le due potenze contrapposte.

La controversia relativa alle isole Senkaku, ribattezzate Diaoyu dai cinesi, rischia, dunque, di riaccendersi pericolosamente in un ambito sicuramente non sereno per lo scenario politico-militare asiatico, tormentata sempre dalle minacce, più apparenti che concrete a dir la verità, del leader nord coreano Kim Jong-il, nella sua infinita battaglia all’Occidente.