Dieudonné M’Bala M’Bala detto “Dieudo”, affermato umorista francese, è precipitato al centro di una bufera mediatica. Sul giornale d’Oltralpe Le Figaro è apparso ieri un articolo che denuncia la presunta evasione fiscale del comico, il quale non avrebbe pagato le tasse per 15 anni, dal 1997 al 2012. Di conseguenza il fisco starebbe reclamando una somma di denaro pari a 887mila euro, tanto che la giustizia avrebbe ordinato la vendita coatta dei suoi beni immobiliari. Non è un caso che la spallata del Tribunale di Chartres (Eure-et-Loir) arrivi proprio in questi giorni, perché recentemente “Dieudo”, durante un suo spettacolo, aveva avvertito gli spettatori che la persecuzione fiscale sarebbe stata l’ultima arma del sistema politico per farlo definitivamente fuori dalla società civile.

Coraggioso, spavaldo, provocatore, visionario, l’umorista francese – lui si definisce “abbronzato” – ha saputo fin dai primi anni della sua attività raccogliere consensi intorno alla sua figura avanguardista e sempre ai limiti della censura. Il successo di Dieudonné arriva alla fine degli anni Novanta, prima con i suoi spettacoli legati ai problemi sociali del Paese, poi con la sua partecipazione diretta nella vita politica francese. Nel 1997 si candida alle elezioni legislative nella sua circoscrizione (Dreux) ponendosi come forte oppositore del Fronte Nazionale, all’epoca presidiato da Jean Marie Le Pen. La stampa nazionale inizia a definirlo un uomo di “sinistra”. Tuttavia qualche anno dopo, “Dieudo” si smarca dalle etichette e nel 2006 decide di avvicinarsi al suo “miglior nemico”: Jean Marie Le Pen (addirittura il leader frontista diventerà padrino di cresima della figlia). Nel 2009 assume definitivamente una posizione anti-colonialista, anti-israeliana e repubblicana, lascia il FN, si candida alle elezioni europee con le vesti del partito Anti Sionista nella regione parigina ed ottiene soltanto l’1,3 per cento dei voti al primo turno elettorale. A giugno di quest’anno, si ricandida alle legislative, sempre con il partito Anti Sionista nella seconda circoscrizione d’Eure-et-Loir a Dreux superando questa volta il 2 per cento. Lui stesso definisce queste discese in campo “pura provocazione” contro un sistema politico e mediatico che lo ha processato, boicottato, demonizzato, perseguitato ed infine stigmatizzato dopo l’avvicinamento a Jean Marie Le Pen, ma soprattutto dopo l’auto-produzione del film “L’antisemita”, nel quale in maniera ironica punta il dito “sull’innominabile comunità” che incide intensamente nella vita politica d’Oltralpe.

Oltre al boicottaggio pianificato dai media di regime, anche i sindaci locali hanno fatto, e fanno tuttora la loro sporca parte. Com’era successo a La Rochelle, nel 2009, quando il sindaco socialista Maxime Bono vietò un suo spettacolo. O ancora com’è successo questo martedì a Nizza, dove il sindaco di centro-destra Christian Estrosi ha impedito al comico francese di affittare l’Acropolis (spazio culturale) della città. Ma nonostante i tanti episodi di ghettizzazione, perché di questo si tratta, Dieudonné è riuscito grazie ad internet e al suo teatro “mobile” a diventare il comico che ha venduto più biglietti in tutta la Francia. Non solo perché i suoi spettacoli fanno ridere, ma anche perché fanno pensare. Che ci sono dei dogmi da abbattere, che c’è una polizia del pensiero reale, che ci sono degli oppressori e degli oppressi, ma soprattutto, che c’è il sistema e i suoi nemici. Lui è uno di quelli.

Fonte: Rinascita