L’unione fa la forza ed effettivamente se oggi consideriamo l’Europa come una singola entità territoriale si tratta dell’economia più grande al mondo. Purtroppo questo concetto altro non è che mera dialettica economica; i dati economici e statistici dell’Unione Europea servono solo ad essere confrontati coi singoli stati membri mentre da soli sono privi di ogni senso. Oggi l’unico fattore unificatore dell’UE è l’Euro, la moneta corrente in diciassette degli stati membri, che proprio all’inizio del 2012 hacompiuto dieci anni. Oggi in effetti si parla di Eurozona molto più che di Unione Europea perché considerarla un’entità politica non ha molto senso se teniamo conto che si tratta di una semplice unione monetaria il cui organo principale non è il Parlamento a Strasburgo mala Banca Centrale Europea a Francoforte.

L’introduzione dell’Euro nel 2002 rappresenta uno dei momenti storici di massimo rilievo per l’Europa. Sfortunatamente la crisi finanziaria ha cambiato il corso del ciclo economico a cui puntava. Fino al 2008 la crescita economica dell’Unione Europea dall’introduzione della moneta unica raggiungeva in media quasi il 3%. Il dato, per quanto non fosse altissimo e particolarmente entusiasmante, evidenziava come il merito della moneta unica fosse quello di stabilizzare i mercati degli stati membri. Ma proprio dove risiede la forza dell’Euro si celano anche molti aspetti negativi.

Il vero dato di fatto dall’introduzione dell’Euro ad oggi è quello di aver consegnato nelle mani della Banca Centrale Europea la sovranità monetaria degli stati aderenti. Malgrado la BCE non stampi direttamente moneta ha comunque il compito di regolare le politiche monetarie interne di ciascuno stato membro che adotta l’Euro. L’obiettivo dichiarato della BCE nel suo statuto interno è quello di garantire la stabilità dei prezzi nel mercato europeo che in termini specifici vuol dire fare il possibile per portare l’inflazione sotto la soglia del 2%. Questo si traduce essenzialmente nelle cosiddette Operazioni di Mercato Aperto ossia l’acquisto, o la vendita, da parte della Banca Centrale di titoli di debito nazionale, che garantiscono l’aumento o la diminuzione della liquidità monetaria del sistema economico e permette di controllare il livello dei tassi di interesse.

Una moneta nazionale ha alcuni vantaggi che l’Euro non è stato in grado di ottenere. La presenza di una moneta comune fra diversi Stati non consente l’emissione di credito produttivo; in pratica vuol dire che l’Euro rappresenta solo uno strumento con cui attuare politiche monetarie di investimento, finanziarie e di intervento statale. Proprio qui risiede il problema della moneta unica. La politica monetaria è uno strumento prezioso per un’economia. In tempi di recessione come quello in cui ci troviamo occorre che i governi e le banche centrali lavorino in sintonia per sviluppare politiche economiche funzionanti a favore della nazione. Ma se la politica monetaria di una nazione viene concessa ad un ente sovranazionale che deve operare su diverse economie chiaramente essa non sarà mai in sintonia con il resto delle riforme politiche di un singolo governo. L’Inghilterra, per esempio, che fa parte dell’UE ma non ha voluto adottare l’Euro può se non altro garantire che la propria Banca Centrale Nazionale operi in linea con le decisioni del proprio governo e non che sia l’Europa a decidere per loro.