Le radici sociali del partito dei Verdi risalgono agli anni Sessanta. La prosperità e la crescita economica determinavano allora il programma politico della Repubblica federale, dove lo shock per la recente guerra rimaneva ancora profondo. Formatasi nel 1966, una Grande Coalizione con la Cdu / Csu (Unione Cristiano-Democratica /Unione Cristiano-Sociale) e Spd (Partito socialdemocratico), soprattutto i giovani accademici cominciarono a mettere in discussione l’esistenza di una vera democrazia, e con questo dubbio andarono a formare una opposizione extra-parlamentare (Apo).

In un clima di paura, generato dalla Guerra Fredda e dalla minaccia atomica, lo spirito del cambiamento pervase in tutta la Germania. Le persone, che si vedevano sempre meno rappresentante dall’oramai vecchio sistemo partitico, cominciarono a chiedere una nuova politica. Presto si crearono nuovi e forti movimenti sociali, che ruotavano principalmente intorno ai temi dell’ambiente, della pace e dei diritti fondamentali dell’Uomo. Saltando il classico percorso di ascesa politica, i giovani universitari cominciarono ad organizzare manifestazioni, blocchi ed occupazioni, riuscendo così a mobilitare anche una parte molto ampia della popolazione tedesca. Quando, nel 1979, il Bundestag accolse le disposizioni della Nato, che prevedevano l’installazione di basi per il lancio di missili atomici a medio – raggio Pershing II su suolo germanico, il movimento, dapprima pacifista, si tramutò in un vero movimento di massa. Nei successivi tre anni in centinaia di migliaia inondarono le città tedesche, per protestare contro la minaccia atomica. Senza successo. Nel 1983, nel mezzo della protesta, il Bundestag (“consolato americano” prima della caduta del Muro) approvò le disposizioni Nato. Sono queste “esperienze di fallimento”, che hanno sempre determinato lo sviluppo del partito dei Verdi. E grazie a queste, ebbero, a fine anni Settanta, un fondamentale ripensamento: se non è possibile cambiare il sistema da fuori, sarà possibile da dentro. L’11 Maggio 1977 nella Bassa Sassonia, nasceva così il primo partito “ambientalista” tedesco. Poco più di trent’anni dopo, nelle regionali del Baden-Wuerttemberg, uno degli stati più grandi e ricchi della Germania, i Verdi ottengono il 25% e diventano il terzo partito più forte nell’intero panorama politico tedesco.

Ma com’è stato possibile, che un gruppo di per sé disfunzionale, fondato e portato avanti da studenti e altri gruppi sociali, sia riuscito a diventare una tale forza politica? Com’è stato possibile che il partito, che in modo più radicale ha cambiato la società, l’economia e la politica tedesca degli ultimi vent’anni, sia stato proprio quello dei Verdi?

Se, negli anni Ottanta, chiedevi ad un ambientalista italiano o ancora meglio ad un membro o dirigente del partito dei Verdi se sapesse come funzionasse un pannello solare, non riusciva nemmeno a distinguere la differenza fra un pannello solare termico e uno fotovoltaico. Se poi gli chiedevi se ne avesse installato uno sul tetto (per un Verde sarebbe il minimo da fare), ti guardava come se fossi un marziano. Nello stesso tempo nelle lande tedesche, assai meno soleggiate delle nostre, gli ambientalisti tedeschi costituivano centri di ricerca e applicazione, ditte d’impianti solari o di case a basso consumo energetico, facevano esperienze dirette proprio nel campo, cosa sconosciuta agli ambientalisti italiani. Mentre da noi persone dai grandi ideali e bassi istinti si accapigliavano per le “poltroncine”, in Germania si cercava di costruire un futuro degno di questo nome, almeno nel settore ambientale. Un futuro che vede oggi metà del mercato solare termico europeo in mano a Germania e Austria. Questa prassi della concretezza ha dato i risultati che ora si vedono sia da un punto di vista sociale, industriale, occupazionale che politico istituzionale.

Ma l’etichetta del “Partito Anti-Partiti”, così definito da Petra Kelly (co-fondatrice nel 1977 dei Grünen), da anni ormai è stata messa ad acta. Allora, era stata usata per definire i Verdi lontani da ogni idea moderna di partito, dove le basi vere della democrazia e una costante rotazione delle alte sfere avrebbero reso ogni possibile burocratizzazione e gerarchizzazione, impossibile. Ma dopo l’entrata nello scenario politico, e soprattutto dopo aver ottenuto i primi importanti seggi, questi princìpi sono svaniti. Oggi gli stessi Grünen hanno subito l’establishment politico. Sempre più importanza viene data alla democrazia parlamentare, ai vincoli posti dalla “società dei media”, e la rotazione delle alte sfere, quello che una volta era il princìpio costituente più alto e puro, lascia ormai lo spazio a secolari figure, oramai non altro che miti eroi di una fiera di villaggio.