Fonte: Rinascita

Ineffabile la situazione attuale dell’economia europea. La rabbia del popolo ellenico vista in questi giorni ad Atene è il sintomo di un tumore chiamato euro.
La radice del problema sta nell’unificazione monetaria di Paesi economicamente, culturalmente e demograficamente diversi. Sta scritto nero su bianco sulle carte paneuropeiste, che la crisi del debito pubblico avrebbe travolto e sconvolto popoli e nazioni. Direttive provenienti da Bruxelles via Francoforte tutelanti l’inflazione a discapito del debito pubblico: l’articolo 123 del Trattato di Lisbona, ripreso dall’articolo 104 del Trattato di Maastricht, dichiara che gli Stati non possono più domandare prestiti presso la loro Banca Centrale – interdetta dal battere moneta – (tassi d’interesse a 0% o poco più), e devono fare domanda presso le banche private mediante tassi d’usura. Di conseguenza i Paesi, hanno l’obbligo di consacrare la maggior parte degli introiti fiscali nella spesa di risanamento del debito pubblico. Un deficit statale che si annuncia però, un pozzo senza fondo, poiché fondato sull’ultra-capitalismo usuraio, vale a dire sul rimborso infinito di tassi d’interesse architettati dalle banche creditrici.
Francoforte aveva garantito prosperità, piena occupazione e stabilità dei prezzi. Tutti sapevano che per raggiungere questi obiettivi, ci sarebbe stato un vertiginoso incremento del debito pubblico statale, pertanto la salvaguardia dell’inflazione è apparsa prioritaria. Un errore che è costato e che sta costando ai popoli: il potere d’acquisto dei cittadini è in Europa inconsistente dinanzi al carovita e all’esplosione dei prezzi. Ma che costerà anche alle nazioni che devono vedersela con le banche predatrici e con privatizzazioni, austerità, e tagli. Adesso a fare i conti con l’impennata del debito pubblico non sono solo la Grecia (152% del PIL), l’Italia (120%) e l’Irlanda (114%) ma anche i pilastri d’Europa: come Francia e Germania, rispettivamente all’84,5% e all’80%.
Parigi ha dato l’allarme ieri mattina: l’Istituto nazionale di statistica francese ha rilevato un record del deficit pubblico. É di 1646,1 miliardi di euro, come detto prima, pari al 84,5% del PIL, l’indebitamento dell’esagono nel primo trimestre del 2011 subendo un rialzo di 2,2 punti se lo si paragona al trimestre precedente. La Corte dei conti ha spiegato che se il governo non riparerà la falla, il debito potrebbe raggiungere il 110% del PIL nel 2020. L’esplosione della Francia è imminente, come lo è per tutti i Paesi dell’Eurozona. Parigi deve trovare una via di fuga dalla legge del 3 Gennaio 1973 che la sta portando al tracollo: è la legge Pompidou-Giscard, ri-battezzata “legge Rothschild” (dato che l’ex presidente francese Georges Pompidou fu a capo della banca Rothschild). Un provvedimento legislativo che per l’appunto impedì al governo di chiedere prestiti alla Banca di Francia costringendola a trovare altre fonti di finanziamento come le banche private! Questa legge elaborata nel 1973, ricorda vagamente quella presente nel Trattato di Lisbona…