La deriva euro-scettica nel vecchio continente sta prendendo sempre più piede con l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento Europeo e sta fungendo da minimo comune denominatore tra tutta una serie di realtà e paesi differenti. A partire dai ‘PIIGS’, passando per i Paesi d’Oltralpe, fino ad arrivare all’Inghilterra. In Francia l’exploit di consensi che sta ottenendo Marine le Pen è sorprendente. Gli ultimi sondaggi la vedono addirittura come primo partito alle elezioni europee. L’erede (eletta dal suo partito) di Jean Marie ha pensato bene di incanalare un bacino tanto eterogeneo di elettori in una nuova lista – “Liste Bleu Marine” – che vuole collocarsi appositamente oltre le classica dicotomia destra-sinistra. Elettori e candidati sono ben consapevoli delle battaglie prioritarie che sono chiamati ad affrontare.

Le solite etichettature politically correct, che ancora parlano del Front National come vecchio partito fascista e reazionario, saranno destinate a cadere, e ad essere smentite dai fatti: la credibilità di Marine le Pen sembrerebbe un fatto ormai assodato secondo gli ultimi sondaggi. In Italia, nonostante non manchino i sentimenti euroscettici, la situazione è differente. La forza politica maggiore, il Movimento 5 Stelle, si reputa unica forza credibile, in quanto unico movimento non partitico, di totale rottura con le vecchie e classiche istituzioni. Per questo motivo la linea di Beppe Grillo è sempre stata di netta e ferma chiusura nei confronti di qualsiasi alleanza con altre forze politiche, italiane ed estere. Non altrettanta costanza è stata manifestata però nell’esposizione delle idee euroscettiche: se infatti da un lato il ‘V day’ di Genova è stato fortemente incentrato su tematiche di questo calibro, queste non si sono poi tradotte in una costante per i parlamentari pentastellati, sempre pronti invece a combattere i privilegi della casta e a parlare di green economy. In questo contesto, le altre forze euroscettiche hanno proseguito, con intensità diverse, ognuno per la sua strada, anche se è evidente come la leadership sia stata assunta dalla Lega Nord di Matteo Salvini. Il neo segretario, con l’assidua collaborazione dell’economista Claudio Borghi, ha dapprima lanciato il “no euro day” ed in seguito il “no euro tour”, due campagne informative (ed elettorali) sulla reale possibilità di svincolare il Paese dai diktat della moneta unica.

È in questo contesto che si inserisce la “Lista Patriottica Europea” – nata recentemente -, negli importanti solchi tracciati in questi mesi dalla Lega Nord, che al contrario del Movimento 5 Stelle non si è preclusa alleanze, instaurando ottimi rapporti con Marine le Pen Oltralpe, e aprendo appunto a possibili dialoghi in patria. Dal comunicato, i patrioti europei, fanno chiaramente intendere di provenire dalla destra sociale ed identitaria, seppur succintamente argomentando come la definizione sia sempre stata a loro stretta, non dimostrano di essersi completamente emancipati dalle classiche dicotomie. L’idea che traspare, citando Alain de Benoist, è quella del principio di sussidiarietà, della comunità fatta di comunità, della tutela delle identità locali come garanzia di sovranità. Il quadro che va creandosi sembra ricalcare la vicenda francese, le due liste “satellite” dovrebbero convogliare una serie di elettori che condividendo le tematiche espresse dai due partiti principali, e abbandonando le vecchie barriere ideologiche, convergono in un unico listone. Il primo problema è proprio quello di abbandonare le barriere ideologiche, cosa che la Francia di Marine le Pen ha da tempo capito. Il parlare di “destra”, seppur in una concezione lata, potrebbe screditare il Fronte Patriottico europeo agli occhi di molti elettori provenienti da quei bacini elettorali che una volta erano “di sinistra”. E non dimentichiamoci che tra i simpatizzanti della le Pen ci sono ex socialisti ed ex comunisti.

L’errore del mancato abbandono di questa schematica suddivisione è un prassi ostica a morire. Un ulteriore esempio è costituito dalla lista Tsipras: nella misura in cui parla di una nuova sinistra innovativa per l’Europa, non si pone come vera forza rinnovatrice, non apre a nulla di nuovo, ma al contrario si dimostra ancorata alle vecchie dicotomie, perdendo così di credibilità. Ulteriore “piccolo” dato che diversifica l’esperienza italiana da quella francese, è la presenza consolidata del Movimento 5 stelle, con gli ultimi sondaggi che lo danno poco sotto il 25%, potrebbe essere nuovamente la prima forza politica del Paese. Per questo dato di fatto, la Lega non potrà mai giocare un ruolo decisivo come il Front National, non potrà porsi da collante di tutta una serie di correnti che sembrano essere state inglobate all’interno del Movimento pentastellato. Ad onor del vero, più volte Salvini ha teso la mano a possibili alleanze con chiunque condividesse le medesime priorità da discutere in Europa. La risposta di Grillo è sempre stata un secco no, tramite questa nuova lista evidentemente qualcuno ha risposto sì.