E’ ufficiale: le lobby occidentali e wahabite non sono riuscite a destituire Bashar Al Assad. Il capo di Stato alauita ha saputo contenere con costanza e tenacia i movimenti jihadisti, finanziati dai sopra citati amanti della democrazia, che non hanno raggiunto i loro obiettivi. Le truppe dell’Esercito Siriano Arabo, a mano a mano che avanzavano nel territorio precedentemente occupato dalle FSA (Free Syrian Army), hanno magistralmente espugnato le varie roccaforti detenute dai ribelli/terroristi stranieri.

Gli sforzi sostenuti in questi due (quasi tre) anni di conflitto che hanno dilaniato la vita di centinaia di migliaia di siriani e distrutto quasi per intero il patrimonio storico artistico e culturale della Siria, non hanno raggiunto i fini sperati. Non solo fallendo il loro obiettivo perseguito secondo falsi ideali, ma anzi, rafforzando la voglia dei siriani a tenere duro e continuare a combattere affinché tutte le presenze straniere terroristiche vengano scacciate, tra tutte il gruppo più numeroso del fronte Al-Nusrah.

Intanto nelle zone riconquistate è stata offerta indulgenza agli stessi siriani che avevano imbracciato le armi contro Assad e che adesso, vedendo come sarebbe stato il loro futuro nelle mani di una manica d’islamici invasati, sono tornati a riporre fiducia nel legittimo governo siriano.

In quest’opera di pulizia, la Siria è stata aiutata dai suoi maggiori alleati: Hezbollah, Russia e Iran. Gli Hezbollah grazie al loro braccio armato (al-Muqāwama al-Islāmiyya) sono riusciti a ripulire le zone a ridosso del confine siriano libanese. Iran e Russia infine hanno sostenuto sin dall’inizio il governo di Al Assad economicamente, militarmente e diplomaticamente: fornendo infatti armamenti fondamentali per la propria difesa e svolgendo un importante lavoro di lobbying diplomatico in seno alle organizzazioni internazionali.

Quando però tutto sembrava volgersi al meglio, al punto tale che anche alcuni media internazionali cominciavano a dare sia meno risalto alla questione siriana e sia a riconoscere l’opposizione come derivati dei vari gruppi terroristi, ecco riapparire lo spettro dell’arma chimica. Da sempre spauracchio per l’occidente, l’arma chimica ha un forte impatto psicologico: un’arma invisibile che può mietere migliaia di vite nel giro di un paio d’ore, come nei migliori dei film d’azione holliwodiani. Quindi ecco il presidente degli USA, Barack Obama, mostrarsi dinanzi alle Nazioni Unite ed affermare fermamente che l’esercito di Assad stia effettivamente utilizzando armi chimiche sulla propria popolazione e che già abbia ucciso migliaia di persone. Quindi ecco Ban Ki Moon affermare fermamente che ciò è contro la carta della Nazioni Unite e che avrebbe mandato degli ispettori a controllare la situazione.

Gli osservatori sono al momento al lavoro al fine di assicurare che ne il governo di Assad e ne i ribelli stiano usando armi chimiche. Le operazioni richiederanno ancora qualche giorno e finora non sono ancora pervenuti risultati certi e la scena internazionale è già sussultante sul da farsi.

La Bonino afferma che l’Italia aspetterà una decisione dell’UN (Usa) prima di decidere sul da farsi, Angela Merkel ha affermato che non ci sarà nessun coinvolgimento militare dell’occidente in Siria, mentre più tetre sono le affermazioni di Obama che congiuntamente al suo collega britannico, Cameron, attuerà da domani, 29 agosto, un attacco dal mare con la flotta statunitense stanziata nel mediterraneo, l’attacco avrà la durata di 3 giorni, e, afferma Obama, non è mirato a destituire Assad (fonte Ansa).

Questo però ci pare un copione, visto, rivisto: gli Stati Uniti affermano di aver trovato, tramite la propri intelligence, armi di distruzione di massa in paese “X”, i media diffondono la notizia, coloro che usufruiscono di detti media, ci cascano e appoggiano gli USA i quali però ottengono il solito e secco veto in seno al consiglio di sicurezza dell’ONU e decidono, quindi, di fare di testa propria. Quello che segue è un’ottima democrazia made in USA che ovviamente non funzionerà per ovvi motivi di corruzione, instabilità politica e odio generale della popolazione verso le istituzioni e i “liberatori”. A voi le conclusioni.