Il socialismo reale che abbraccia il capitalismo più sfrenato. Un quadro inimmaginabile nel mondo contemporaneo, eppure possibile per 72 ore sotto forme assolutamente peculiari. Le due Coree hanno infatti dato il via alle cosiddette “riunificazioni familiari”, incontri che permettono alle famiglie divise di riabbracciarsi, seppur per poche ore, dopo sessantuno anni di lontananza, divise dalla guerra che separò da allora la penisola coreana. L’immagine riportata nell’articolo riprende la scultura all’entrata del memoriale della guerra di Corea a Seul, in cui viene raffigurata un’immagine toccante ed emblematica, quella di due fratelli che si abbracciano con la terra che si scinde ai loro piedi a simboleggiare quel 38° parallelo, che dal 1953 rappresenta quanto vicino e al tempo stesso lontane possano essere due realtà che da quell’anno fecero germogliare nei loro territori rispettivamente i semi del comunismo e del capitalismo. Una divisione, retaggio delle logiche della guerra fredda poi appassite miseramente, che ha accantonato i sentimenti di migliaia di persone, costrette a non poter più condividere la propria vita con alcuni cari, perché al di la del confine.

Così lo scorso venti febbraio quasi un centinaio di sudcoreani selezionati (quando si verificano queste riunioni il governo di Seul organizza delle selezioni, dando la precedenza a chi è più anziano o malato) ha iniziato il “pellegrinaggio” alla volta del Monte Kumgang, location nordcoreane fermamente decisa da Pyongyang, dove ad aspettarli c’erano circa 180 nordcoreani. Quasi tutte queste persone sono chiaramente molto anziane, ma nonostante il rischio di non riconoscere nemmeno i propri cari e le condizioni di salute non propriamente ottimali (alcuni addirittura in sedia a rotelle), hanno voluto sfidare la neve per questo incontro con il passato e varcare il confine. Un vero e proprio omaggio allo strazio e al dolore. La gioia di rincontrarsi, ma al tempo stesso il dolore di ridirsi addio, per sempre. Alcuni addirittura si conoscono per la prima volta, come un uomo di 92 anni che al tempo della guerra dovette salutare la moglie incinta, ed oggi incontra suo figlio di 64 anni. Ai sudcoreani sono state inoltre dispensate alcune importanti istruzioni, come quella di non fare alcun minimo riferimento alla situazione politica ed ignorare la propaganda nordcoreana.

Si tratta di un passo importante quello compiuto dai governi di Seul e Pyongyang, specie per la tempistica, alla vigilia delle esercitazioni militari congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti d’America. Riunioni familiari che sono tuttavia ancora ben lontane dall’essere istituzionalizzate anche se il regime nordcoreano ha manifestato un atteggiamento sicuramente più conciliante rispetto al passato, limitandosi “solamente” a qualche sporadica minaccia. Rincontrarsi per ridirsi addio, insomma. Questo è uno dei tanti strascichi della Guerra Fredda, mietitrice di vittime innocenti di popoli che poco avevano a che vedere con i reali interessi geopolitici delle grandi potenze del secondo dopoguerra. Forse un giorno le due Coree si riuniranno, ma le famiglie divise dalla guerra non si rivedranno più, allorché sarà veramente troppo tardi.