La Chiesa ha bisogno di riforme importanti e di un Papa che si dimostri libero da influenze dei poteri forti. Allo stesso tempo un Papa che faccia il Papa, che non ci si aspetti che dica cose che non fanno parte della Sacre Scritture. Un Santo Padre capace di unire, non dividere, che affronti il delicatissimo tema dei preti pedofili con fermezza, ripulendo l’immagine di una Chiesa indebolita in questi ultimi anni. Soprattutto un Papa che sia espressione della volontà dello Spirito Santo, che non ci si dimentichi che i cardinali debbono votare secondo ciò che lo Spirito Santo consiglia, perché l’elezione del nuovo pontefice non è e non sarà mai una partita di calcio. Alla faccia di chi ci scommette su.

Queste erano le aspettative nei giorni del Conclave di Papa Francesco, quando si capì per la prima volta che il Vaticano stava cambiando. Per la prima volta i media, senza nessun rispetto sacrale, scommettevano su chi sarebbe stato eletto. Durante le ore decisive per il mondo, un momento che dovrebbe riguardare laici e fedeli, credenti e non credenti. L’ultima moda è scommettere su chi diventerà Papa, era un preludio del declino della Chiesa. Molti quotidiani pubblicarono le quote delle probabilità di vittoria, come si trattasse di un gioco, come si trattasse di una partita di calcio. Una follia di importazione estera e molto poco italiana, infatti, storicamente, l’elezione del nuovo Papa noi italiani l’abbiamo sempre vissuta come un momento per stringerci. Il rispetto per la solennità dell’evento prima di tutto. Poi, Papa Francesco, il Papa pop.