La violenza neo-liberale non ha limiti. La Grecia è il primo Stato in Europa ad essere, al momento, privo di un servizio radiotelevisivo pubblico. La decisione del governo di Atene di chiudere senza preavviso i tre canali della Ert (Elliniki Radiofonia ke Tileorasi), radio, televisione, internet, con il conseguente licenziamento di tutti i suoi 2.780 dipendenti, non stupisce più di tanto dato che questo atto legislativo rientra nel programma “ammazza-Grecia” architettato dalla troika (Fmi, Ue e Bce), il quale prevede la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale.

La televisione pubblica Ert è una delle tante vittime di questa strategia perversa al servizio di un libero mercato che non vuole ostacoli. Nel progetto disegnato dai cravattari europeisti tutto questo è già scritto, infatti entro la fine del 2014 tutte le aziende come l’Opap (la società che gestisce le lotterie), le Poste elleniche, la Depa (azienda del Gas), la Desfa (gestore della rete del gas) le infrastrutture come porti, aeroporti ed autostrade, saranno sottratte al controllo dello Stato per andare nelle mani dei privati. Proprio come è successo con la Ert perché dalle sue ceneri nascerà una nuova azienda radiotelevisiva e interamente privata che si chiamerà Nerit SA, ovvero Nuova Radio, Televisione e Internet ellenica. Nel disegno di legge si spiega che la Nerit SA sarà finanziata tramite un canone che gli abbonati continueranno a pagare sulla bolletta della fornitura elettrica, anche se non ne è precisato l’ammontare. Il documento non fissa una data per l’apertura della nuova azienda radiotelevisiva, anche se ieri il portavoce del governo, Simos Kedikoglou, aveva indicato che il lancio della nuova azienda potrebbe avvenire già entro la fine di agosto.

La situazione greca è delirante. Ieri i sindacati greci del settore pubblico e privato, Gsee e Adedy, hanno proclamato uno sciopero generale di 24ore per oggi per protestare contro questo smantellamento statale senza preavviso, con il sostegno dei giornalisti e dei dipendenti pubblici. “L’oscuramento della Ert equivale a un colpo di stato”, si legge nel comunicato dell’unione sindacale Gsee che denuncia “la persistenza, in seno al governo, della volontà di assumere decisioni antidemocratiche estreme”. Intanto i giornalisti della Ert continuano a mandare in onda i loro programmi sulle frequenze del digitale terrestre e in streaming su internet sostenuti da migliaia di manifestanti che si sono riuniti davanti alla sede della radiotelevisione a Aghia Paraskevi, a nord di Atene. Questa decisione senza preavviso, discussioni e consultazioni ha creato una spaccatura all’interno della coalizione di governo diretta dal premier conservatore Antonis Samaras: due dei tre partiti della coalizione si sono opposti alla chiusura e hanno annunciato che voteranno contro quando il decreto sarà presentato in Parlamento per l’approvazione.

Evanghelos Venizelos, leader del Pasok (socialista), ha chiesto un incontro immediato dei tre leader dei partiti che sostengono il governo, mentre Fotis Kouvelis, leader di Sinistra Democratica, ha chiesto che qualsiasi cambiamento debba essere deciso con la televisione pubblica Ert. Anche i leader dei partiti dell’opposizione hanno espresso la loro condanna all’iniziativa del governo. Alexis Tsipras, il leader di Syriza, il partito della sinistra radicale che è anche il maggiore partito dell’opposizione, ha visitato ieri notte la sede della Ert e ha parlato di “colpo di Stato”.