In questo momento, molti parlano della teoria del genere senza sapere bene di cosa si tratti, così ho cercato, nel mio libro « Les Démons du bien », di raccontare la sua storia e di produrre una critica e cercare le sue origini. Ho constatato che è un sottoprodotto di una tendenza del femminismo. Insisto su tendenza perché, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il femminismo non è unitario, c’è una moltitudine di correnti. Per semplificare, osserviamo che ci sono due correnti che si manifestano e sono diverse. Da una parte, un movimento che chiamo identitario o differenzialista, il quale considera che per secoli il patriarcato ha sminuito le donne ed i valori femminili. Esso pensa che il femminismo consista nel rivalutare il femminile, che i valori femminili non siano inferiori a quelli maschili. Si argomenta a partire dalla differenza dei sessi, dicendo che ci sono uomini e donne e che quest’ultime non devono essere oppresse dagli uomini. A volte, questo movimento ha portato a comportamenti radicali ed eccessivi, prendendo la forma di una « guerra » contro gli uomini, come ne attesta la frase famosa di questa corrente negli Stati Uniti negli anni sessanta : « La donna ha bisogno dell’uomo come il pesce rosso ha bisogno di una bicicletta ».

Tuttavia, questo movimento vuole promuovere il femminile. Da un’altra parte, un movimento molto differente che chiamo ugualitario o universalista, il quale considera il contrario, cioè il femminile ed il maschile non esistono e, al fine di lottare contro il sessismo e la disuguaglianza dei sessi, bisogna far scomparire la differenza tra i sessi. Gli uomini e le donne potranno essere uguali solo quando non sarà più possibile distinguerli. La teoria del genere si iscrive nel secondo movimento poiché l’identità sessuale si determina dal genere, nozione confusa che è totalmente independente dalla distinzione dei sessi, e i valori femminili e maschili non sono altro che convenzioni arbitrarie e stereotipi che devono scomparire.

Alcuni avversari della teoria del genere negano la nozione di genere mentre esiste, il problema è la definizione data dai sostenitori della teoria. Il genere è la rappresentazione sociale, culturale e simbolica che, storicamente, divideva gli uomini e le donne. I teorici del genere danno una definizione più approssimativa perché essa ingloba il sesso, le preferenze sessuali e soprattutto affermano che il genere sia solo una costruzione  sociale. Effettivamente, l’identità sessuale comporta una parte di costruzione sociale , però, quest’ultima non si fa a partire dal nulla, è sempre basata sul fatto di essere un uomo o una donna. Secondo loro, c’è la neutralità alla nascita, cioè i neonati hanno organi sessuali diversi ma questo non determinerebbe la loro identità sessuale. Però, tutti gli studi hanno rivelato che il sesso ha influenza su una moltitudine di caratteristiche fisiologiche, psicologiche, sulle materie preferite, sulla scelta delle attività, ecc. Evidentemente, ci sono eccezioni ma statisticamente, per esempio, le donne hanno una maggiore fluidità del linguaggio degli uomini anche nei primi mesi dell’esistenza, una minore vulnerabilità alle malattie …. che non sono dovute a un condizionamento culturale. L’obiettivo è inculcare alla popolazione che le persone sono neutre, che tutto è interscambiabile, ciò che permette di raggiungere situazioni pazzesche. in Svezia ad esempio, dove giardini d’infanzia recentemente aperti, vietano l’utilizzazione di nomi femminili e maschili, l’utilizzazione di « egli » o « ella », ecc.

Nei testi dell’Unione Europea e nei testi della maggior parte delle organizzazioni internazionali, non si parla più di sesso ma di genere, è scritto che bisogna lottare contro le discriminazioni di genere. Ma cosa vuol dire discriminazione di genere ? Quindi possiamo parlare di obiettivi vaghi. Tutto sommato, tutti i tentativi saranno vani, come l’hanno mostrato i kibbutzim in Israele in cui i bambini furono educati dalla collettività, con gli stessi giochi per le ragazze ed i ragazzi … alla fine niente fu cambiato. I genitori scolarizzano i bambini affinché imparino a scrivere, leggere, contare e non affinché i ragazzi si trucchino e che le ragazze indossino vestiti terrificanti.