Dopo l’incontro del gruppo di Rio il 23 febbraio 2010, la CELAC, l’organizzazione internazionale dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi, prende forma concreta in questi ultimi giorni grazie al vertice del 2 e 3 dicembre 2011, che ha riunito a Caracas tutti i capi di stato dei paesi membri. Questo nuovo organo esclude espressamente dal suo disegno il Canada e gli Stati Uniti, e comincia a far sentire la propria voce, tracciando le basi per costruire un futuro solido e prospero sul suolo che dal Messico fino alla Terra del Fuoco conta più di 550 milioni di abitanti.

Hugo Chavez, attuale presidente del Venezuela e organizzatore del summit, dichiara a nome di tutti i paesi Latino-Americani la loro indipendenza politica, economica e culturale dagli Stati Uniti, che dal 1823, con la dottrina Monroe, in seguito interpretata da Theodore Roosevelt nel 1904 come la supremazia degli USA sul tutto il continente, hanno usurpato la sovranità economica dei paesi del Sud America.

Con questa nuova istituzione, che reclama la sua autonomia rispetto all’Osa, Organizzazione degli Stati d’America, di fatto più a stelle e strisce che non continentale, il grande sogno di Simon Bolivar, rivoluzionario e patriota venezuelano, liberatore dei paesi del Sud America dal colonialismo spagnolo, comincia a realizzarsi.

Al vertice sono state approvate una dichiarazione finale e 18 comunicati su temi dell’attualità, quali la lotta contro la povertà, il traffico di droga, i cambiamenti climatici, una crescente cooperazione tra le regioni e un’adeguata giustizia sociale, in modo da creare un’unione economica e politica tra stati che lottano per interessi comuni. Questa sarà, secondo Daniel Ortega, presidente della Repubblica del Nicaragua, “la morte della dottrina Monroe”.

Prima ancora della CELAC, una altra vittoria da parte del popolo latinoamericano, fu raggiunta nel 2003, con il fallito tentativo da parte degli Stati-Uniti di instaurare l’ALCA, l’area di libero commercio delle Americhe, che pretendeva la liberalizzazione assoluta dei beni e dei servizi in tutto il continente, rispondendo agli interessi dei capitali transnazionali: una sorta di maschera dell’imperialismo americano. I paesi del UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) dal 2004, con l’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, hanno continuato la loro lotta all’esclusione sociale, alla povertà e all’analfabetismo, cercando di rafforzare l’integrazione dei paesi latinoamericani con accordi bilaterali, trattati e protocolli. Basato su fondi di compensazione destinanti a tutti gli stati membri, l’ALBA intende correggere le disparità economiche e sociali tra i paesi, in modo da creare uno sviluppo economico e sociale equilibrato.

Intanto però, la richiesta del presidente venezuelano di uscire dall’Organizzazione degli Stati d’America da parte di tutti i paesi latinoamericani non viene approvata, ma la CELAC, dice Chavez, “si lascerà alle spalle la vecchia e obsoleta OAS”. Tuttavia gli Stati Uniti, secondo Washington, continueranno a parlare tramite questa istituzione. Inoltre Chavez vuole la creazione di un’autonoma commissione dei diritti umani, domanda che viene immediatamente bocciata. La Cina invece – contrariamente agli USA , che vedono questo nuovo organo come un pericolo imminente – con il presidente Hu Jintao, appoggia la nuova organizzazione sud-continentale, e si impegna a rafforzare la cooperazione economica; cooperazione che ridurrà l’influenza degli Stati-Uniti sui paesi membri, aprendo così il commercio verso l’Asia e L’Europa.

Con un PIL di 6000 miliardi di dollari, un terzo di quello combinato tra Canada e USA, l’America latina si accinge a divenire un importante blocco economico mondiale, e come sostiene Christina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina, ha “l’opportunità storica di essere la protagonista del XXI secolo”.

Questa è una grande vittoria per i paesi del Sud America che tentano di riprendere pieno possesso della loro sovranità nazionale e cooperano uniti per costruire un nuovo futuro.

Gli Stati Uniti vengono così allontanati dall’orizzonte economico e politico latinoamericano, pur vedendo nella CELAC una possibile minaccia. Ci sarà da aspettarsi anche qui un intervento “umanitario” da parte della NATO?