Dopo i nuovi dati diffusi dalla Commissione europea e dalla Bundesbank circa l’economia dell’eurozona e della Germania in particolare, il Pil tedesco torna a crescere di mezzo punto percentuale rispetto alle previsioni negative dello scorso trimestre e, soprattutto, rispetto a quanto gli analisi sostenevano rispetto alla politica economica adottata dal cancelliere A.Merkel nei confronti dei Paesi membri dell’Euro.

 Il tema della crescita tedesca è infatti centrale per due ordini di questioni: la prima per testare, analizzare e valutare la condotta economico-politica della prima potenza industriale europea, in secondo luogo, per valutare gli effetti di questa politica nei confronti sia della Germania stessa sia delle economia nazionali degli altri Paesi più o meno in difficoltà (dal Portogallo alla Spagna).

 

Il primo di questi rappresenta senza dubbio il più significativo: la politica economica tedesca voluta in Europa (ed affermata per il forte potere entrola BCEche la stessa Germania detiene, oltreché un più pressante potere dovuto alla sua forte posizione economia) si è essenzialmente basata su ricette e soluzioni strettamente di orientamento neo-liberista, quindi in buona sostanza elaborate di comune ingegno tra FMI e FED, soluzioni che lasciano un po’ di perplessità rispetto a coloro che reputano tali ricette un po’ fuorvianti per la ripresa dell’Eurozona, difficilmente lasciata autonoma rispetto ad interessi internazionali che la vorrebbero invece subordinata rispetto ad altre potenze economiche o affermate o emergenti.

 La seconda questione invece riguarda più da vicino i cittadini che rientrano in Schengen: una politica economica di questo tipo (Pil in crescita di 0,3% rispetto al calo dello 0,6& dell’ultimo trimestre 2012) non solo affossa la crescita dei Paesi confinanti, ma oltretutto danneggia lo stesso Paese conduttore di tale politica, poiché se è vero che riesce a finanziarsi ad un prezzo così basso che le permette in seguito di lucrare su quanto chiesto in prestito (tramite una rivendita del debito ad un prezzo di mercato superiore all’originale ma sempre a buon mercato), tuttavia il settore import-export (XM per intenderci) costituisce parte integrante e fondamentale del reddito nazionale (Y), tale per cui rispetto ad altre due settori macroeconomici (investimenti I e consumo C) non potrebbe certo ridursi senza causare danni irrilevanti.

 A motivo di ciò, si vuole qui riflettere, oltreché sul dato sostanzialmente antropologico della necessità di tale condotta, su questioni di semplice natura economica: rispetto a quanto detto e analizzato in passatola Germaniatorna a crescere, tuttavia un analista attento dovrebbe studiare e capire a quale prezzo questo possa essere ottenuto e per quanto tempo questo possa durare.