Il monito di Silvio Berlusconi risuona come un’onda frastornante tra i timpani dei cesaricidi da strapazzo: “ I ministri ricordino Fini”. Chiarissimi l’intendimento minatorio e l’analisi politica. Gianfranco Fini non riuscì ad essere rieletto dopo la sua cacciata dal Pdl ed uscì dal Palazzo, anche se ancora possiede uffici e privilegi da ex Presidente della Camera, col marchio stampato al fuoco del traditore. Stessa sorte potrebbe toccare ai frondisti interni al partito azienda del Cav a detta di quest’ultimo. Da un punto di vista percentuale e numerico, le quote e i pacchetti di voti che ogni parlamentare pidiellino in rotta di collisione con Berlusconi possiede, sono cospicue rispetto ai deputatucci finiani e tali da garantire, grazie anche alla grande visibilità dei vari Alfano e Formigoni che garantiscono un discreto ritorno mediatico. Non saranno percentuali bulgare, ma un buon 7% e rotti di vecchi e neodemocristiani lo arrafferebbero sicuramente. “La nobiltà” delle motivazioni potrebbe senza dubbio ergerli a salvatori della patria quindi il gioco varrebbe la candela ma i fattori esterni hanno influenze diverse. Rispetto alla diaspora finiana siamo in presenza di elezioni primarie per la scelta del segretario PD, il governo non è monocolore ma di larghe intese, Berlusconi decadrà da senatore in seguito a una condanna passata in giudicato e il Movimento 5 Stelle avanza da dentro il Palazzo. Il capovolgimento dei fronti potrebbe indurre a pensare a una rinascita di un ectoplasma neodemocristiano che vedrebbe nell’elezione di Matteo Renzi alla segreteria del PD un ottimo appiglio ma al contempo un’arma a doppio taglio viste le enormi ambizioni del fiorentino. L’apparato pesante del PD, con i suoi quadri e militanti ex PCI sembra essersi spaccato in due tra la deriva renziana e il conservatorismo cuperliano. Una fuoriuscita di Renzi sembrerebbe dunque improbabile. Al contrario, sgambettare Letta per arraffare tutto, in barba ad accordi e lealtà, sarebbe l’obiettivo finale del buon Matteo. E allora ecco la possibilità di unire in un nuovo soggetto gli attuali Presidente e Vicepresidente del consiglio apparentati in non si sa quale coalizione, col Cavaliere sulle rive del fiume pronto ad aspettare il passaggio dei cadaveri, ben cosciente del fatto che “ chi lo tocca va alla forca”.