La visita a Belgrado del ministro degli esteri russo Lavrov nei giorni scorsi, non è certo casuale. La Serbia, paese storicamente amico, legato da un rapporto quasi fraterno con la Russia, è infatti un tassello fondamentale nello scacchiere europeo per Mosca. Nonostante il progressivo avvicinamento all’Unione Europea, culminato nell’avvio del processo di adesione con Bruxelles, Belgrado continua a mantenere una propria linea autonoma su molte questioni, in primis sulla guerra civile ucraina. Seppure i dirigenti politici serbi ripetano il mantra del “rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina”, tuttavia si sono dichiarati più volte contrari alle sanzioni imposte alla Russia come punizione per l’annessione della penisola di Crimea dello scorso marzo. Questa posizione, troppo indipendente e distante da quella ufficiale, ha allarmato più di qualcuno tra i politici europei, timorosi che un eventuale ingresso del paese nell’UE possa fungere da cavallo di troia per una presenza più forte della Russia all’interno delle stesse istituzioni europee.

Del resto come potrebbero tollerare, le formazioni di burocrati di Bruxelles, una posizione che non sia quella liberal-atlantista? Una posizione da Giano bifronte riassumibile perfettamente nei doppi colloqui di una settimana fa: se infatti il premier Vucic, era impegnato a Berlino con Angela Merkel, vera padrona d’Europa, nei negoziati di adesione, a Belgrado, il presidente Nikolic, accoglieva il leader bielorusso Lukashenko, bandito dai salotti buoni europei per la sua condotta giudicata autoritaria e non conforme allo standard occidentale di democrazia e tolleranza, ovviamente tutto sulla falsariga di quanto dichiarato qualche anno fa da Condoleezza Rice che lo definì “l’ultimo dittatore d’Europa”. La Serbia sembra quindi essere troppo indipendente, o quanto meno tenere il piede in due staffe. Ma come potrebbe essere diversamente per un paese nel quale l’ideologia liberal-atlantista delle stanze del potere di Bruxelles, ha provocato circa 4.000 morti poco meno di quindici anni fa? Il ricordo dei bombardamenti NATO su Belgrado è ancora troppo fresco e impresso non solo nella memoria dei cittadini, ma anche scolpito nei palazzi che ancora portano le ferite di quella sciagura, per potere essere dimenticato e abbracciare appieno la causa europeista.

La posizione serba giudicata “schizofrenica” da parte di qualcuno, nei palazzi del potere europei, è oggi quanto mai giustificabile e comprensibile. La visita stessa del ministro russo Lavrov, vera punta di diamante dell’amministrazione Putin, non può certo passare inosservata, nonostante cosa si siano detti con il suo omologo serbo Dacic rimane quasi un mistero. Possiamo comunque immaginare che al centro dell’incontro vi siano stati non solo la questione ucraina e i negoziati con l’UE, ma anche e soprattutto la questione energetica. La Serbia dipende infatti per più del 51% dalle importazioni di gas russo ed è al centro del progetto colossale del Southstream, che tanti problemi ha avuto e sta avendo grazie ai ricatti operati, per tramite di Bruxelles, da parte del Dipartimento di Stato americano, che ha portato la Bulgaria ad allontanarsi momentaneamente dal progetto. Una posizione, quella bulgara, che la Serbia ha respinto con forza, ribadendo il ruolo innovativo e di fondamentale importanza del progetto non solo per i suoi interessi nazionali ma anche per l’Europa tutta.

Dal canto suo, Lavrov, ha espresso il totale rispetto della Russia per i negoziati di integrazione della Serbia nell’UE, ricordando però, ancora una volta, che il legame tra i due paesi non sarà di certo eroso da questo progetto di adesione, come testimonia il totale appoggio a Belgrado sulla questione irrisolta della scissione del Kosovo. Un rapporto, quello tra i due paesi, molto sentito non solo a livello istituzionale ma anche dalle persone comuni, come testimonia la maglietta donata al ministro russo da un cittadino serbo sulla quale campeggiava una frase che forse dice molto di più delle parole e delle dichiarazioni politiche degli scorsi giorni: “Serbia and Russia are brothers forever”.