L’area del Sinai è diventata, di nuovo, teatro di tensione. L’attacco avvenuto domenica sera e compiuto da un commando, la cui appartenenza non è ancora stata identificata, che dopo aver assaltato le guardie di frontiera egiziane, facendo 16 vittime, ha rubato i loro mezzi corazzati e si è diretto verso il confine israeliano. Il tutto concludendosi con l’intervento dell’aviazione di Tel Aviv che ha colpito entrambi i blindati, uno dei quali mentre ancora si trovava in territorio egiziano, uccidendo una decina di persone.

A tre giorni dagli scontri a fuoco, le autorità egiziane e quelle israeliane faticano a trovare i colpevoli o mandanti dell’operazione. Secondo il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak e il premier Benjamin Netanyahu, giunti lunedì sera sul luogo dell’incursione, l’operazione sarebbe stata architettata da alcuni beduini, gli stessi che da mesi compiono attacchi contro le linee di rifornimento di gas verso Israele. Ipotesi plausibile, anche secondo lo sceicco Khalaf al-Maniei, esponente della tribù beduina degli al-Sawarka che risiede nel Sinai del nord, il quale avrebbe confessato all’agenzia palestinese Maan, che ci sarebbero 1.500 jihadisti armati che da quando Hosni Mubarak ha lasciato la presidenza egiziana si addestrerebbero nella parte settentrionale della penisola. Relativamente diversi sono i sospetti dell’intelligence del Cairo, che hanno dichiarato che il commando sarebbe stato composto da “jihadisti provenienti da Gaza”, nonostante il governo della Striscia abbia immediatamente preso le distanze, condannando a sua volta l’assalto. La terza ipotesi , è arrivata ieri dalla base militante della Confraternita egiziana, che sul suo sito internet, ha attribuito al Mossad gli attentati, con l’obiettivo di ostacolare l’operato del neo-presidente. Secondo la prima formazione politica del parlamento del Cairo, il Mossad starebbe cercando di fermare la rivoluzione che lo scorso anno ha fatto cadere l’ex presidente Hosni Mubarak, aggiungendo che dopo questi attacchi a Rafah sarebbe diventato “un imperativo rivedere le condizioni degli accordi tra Egitto e Israele”.

Ieri, il presidente egiziano Mohamed Morsi (nella foto) ha visitato il posto di polizia lungo il confine del Sinai e ha promesso di usare il “pugno di ferro”. Per il leader egiziano, si tratta della prima vera sfida da capo di Stato, infatti le misure sono state, da parte sua, immediate. Le autorità egiziane hanno rafforzato la presenza militare nella zona, come tutto il Sinai demilitarizzato in seguito agli accordi di pace di Camp David del 1979 tra Tel Aviv e Il Cairo. Inoltre hanno deciso di chiudere il valico di frontiera di Rafah con la Striscia, nonostante una settimana prima dell’attacco, il premier del governo di Gaza, Ismail Haniyeh, aveva raggiunto con il Cairo degli accordi sulla sua riapertura. Ed è proprio per questo motivo, il tempismo (o la pura coincidenza?) degli attacchi, che la pista del Mossad, avanzata dalla base militante dei Fratelli musulmani, rimane aperta.
 
Il vicepresidente iraniano in visita al Cairo
La vittoria in Egitto di Mohamed Morsi, appartenente al movimento dei Fratelli musulmani, potrebbe portare importanti cambiamenti nei rapporti di forza della regione, qualora ci fosse un reale avvicinamento con Teheran. Già all’indomani della sua elezione, il neo-presidente aveva dichiarato in un’intervista all’agenzia iraniana Fars di voler estendere i legami con l’Iran per creare un equilibrio strategico nel Vicino e Medio Oriente. E così dopo l’interruzione dei rapporti diplomatici dal 1979 – quando la neonata Repubblica islamica ritirò i propri ambasciatori per protestare contro la firma egiziana del trattato di pace di Camp David con Israele – il riavvicinamento tra i due Paesi potrebbe finalmente concretizzarsi. Proprio ieri, il vice presidente iraniano Hamid Baghaei è arrivato al Cairo per una visita di due gironi. Quest’ultimo consegnerà a Mohamed Morsi, scrive l’agenzia Mena, l’invito del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a partecipare al vertice dei non allineati previsto a Teheran dal 26 agosto al 31 agosto.

Fonte: Rinascita