di Andrea Roncella 

Era la festa dei giovani di destra. La festa di chi, pur avendo dovuto fare dei compromessi per non venire completamente emarginato e tagliato fuori dalla  scena politica nazionale, non rinunciava a voler ricordare  da che parte della barricata fosse e per quali battaglie valesse ancora la pena spendersi. Negli anni c’eravamo abituati a vedere scemare l’aspetto più identitario della kermesse per lasciare il posto alla sfilata di politicanti ambigui e ospiti illustri estranei all’area che si respirava tra quegli stand.

La presenza di questi personaggi veniva fatta passare come la necessità di un confronto. Cosa sacrosanta, ci mancherebbe. Toccava anche sentirsi dire che bisognava uscire dal proprio recinto (dalle fogne, suonava male) e ascoltare dal vivo quello che per tutto l’anno questi ambigui personaggi avevano già ribadito in convegni d’altra natura e di altri ambienti.  Avevano lasciato almeno il diritto al dissenso, sacrosanto anche questo. Ma anche quello con il tempo è venuto lentamente meno, fino all’indimenticabile e indimenticato “vi chiedo un favore personale: non fischiate Fini” che l’allora presidente, Giorgia Meloni, rivolse ai suoi ragazzi in preparazione all’incontro con l’ormai “odiato traditore” Gianfranco Fini. E’ così che un po’ alla volta l’opinione dei tanti ragazzi, che, glie ne va reso merito, continuano a spendersi fosse anche solo per organizzare un evento che ha raggiunto per notorietà e ospiti quello di CL a Rimini, è rimasta nelle sezioni per lasciare campo libero alle più comode e presentabili idee dei capi-bastione, che non possono più permettersi svarioni e sparate. Certo ai ragazzi si è lasciato un po’ di sfogo almeno per  gli slogan e i caratteri delle magliette, e per qualche veloce saluto romano ai concerti in notturna. E a loro apparentemente sembra andare bene così. Sempre in nome del confronto e dell’ascolto.

Sarà molto curioso vedere l’atteggiamento che questi ragazzi riserveranno ad alcuni ospiti che continuano ad essere ambigui. Non solo verso i tecnocrati dell’attuale governo, Fornero in testa, contro i quali per tutto l’anno abbiamo assistito ad alzate di scudi  e manifestazioni, più virtuali che di piazza, con promotori principali proprio chi oggi li invita a confrontarsi; ma anche verso politicanti del partito nel quale militano e verso i quali dovrebbero rivolgere massimo disprezzo proprio per amore del proprio partito. Gente come Vincenzo Piso (coordinatore PdL del Lazio), o Gianni Sammarco (coordinatore PdL a Roma) , il cui unico atto politico degno di nota è stato la mancata presentazione della lista del PdL alle ultime regionali laziali, cosa per la quale la base del partito sta ancora aspettando che qualcuno si assuma la responsabilità (non dico la colpa, perché è fuori moda dare la colpa a qualcuno).

E allora avanti, “senza paura” di contestare questi personaggi. Che una bella ventata di giovinezza serva almeno per una volta, almeno per un giorno a mettere seduti “zitti e buoni” i vari Cicchitto, Verdini, Matteoli (che sicuramente in quest’anno di campagna elettorale troveranno l’occasione di rifarsi su altri palchi) e far parlare i giovani. Chissà che questi politici navigati e stagionati non colgano l’occasione di ascoltare quello che i primi destinatari delle decisioni prese in Parlamento hanno da dire, per trarne qualcosa di positivo da riproporre. In fondo il confronto se c’è, deve essere da ambo i lati e arricchire entrambi; sennò il dibattito diventa una tribuna da cui ribadire concetti già ribaditi. Avanti “senza paura” di dire ai vertici di partito quello che si dice a quattrocchi, tra “camerati” (parola da dizionario e un po’ in disuso), su facebook e su twitter. La Giovane Italia ha la possibilità di mettere in discussione pubblicamente quello che nel buio delle sezioni afferma “senza paura”. Che lo faccia davanti a tutti!