Erano gli anni 90′ , gli anni di Tangentopoli, sorgeva in Italia una forza pesantemente antisistema, che dichiarava guerra aperta alla partitocrazia, proponeva la secessione ed assumeva una posizione anti-europeista ante-litteram. Una forza cui Massimo Fini ha attribuito il merito di aver creato nell’opinione pubblica le condizioni affinchè l’allora quadro partitico venisse destrutturato oltre che dall’inchiesta anche dal presentarsi nelle intenzioni dell’elettorato di un forte desiderio di cambiamento radicale. La cosìddetta nascita di un’alternativa all’interno di un sistema che non ne tollerava nè ne prevedeva la presenza. Fini poi declassa la Lega a forza politica di sistema nel momento in cui Bossi fa retromarcia sulle posizioni antiberlusconiste assunte inizialmente ( vedere, in questo senso, i titoloni de ” La Padania” della prima Lega di lotta) per mettersi in fila al carro del centrodestra con l’intenzione di perseguire quel potere governativo dal cui utilizzo non sono poi scaturiti quei grandi progetti rivoluzionari di cui il programma della prima Lega era intriso, uno su tutti: la tripartizione dell’Italia su base storica-territoriale ripresa un po’ da Cattaneo un po’ dalla tripartizione napoleonica. Quello che quest’analisi vuol mettere in evidenza però è l’insieme di analogie che ci troviamo a poter notare tra lo sviluppo storico della Lega e quello del movimentismo a 5 stelle.

Anzitutto ci pare di poter dire che se la Lega ai suoi albori veniva additata a movimento qualunquista, pericoloso, ignorante, alla stessa maniera viene trattato specie da certa stampa il movimento di Grillo. Puntualmente, poi, esattamente come avveniva per la Lega Nord, i programmi e le intenzioni di un movimento che comunque sembra saper interpretare a pieno le necessità dell’elettorato, vengono scopiazzate di sana pianta e posizionate in bella vista nei sommari di tutti i programmi elettorali delle forze partitiche tradizionali. L’accusa più ricorrente è certamente quella di populismo, come se avere affinità con le richieste popolari fosse un male e bisognasse porsi per forza al servizio dell’ideologia dominante, in questo caso il monetarismo capitalista dell’UE. Anche se questo senso comune del bene è contrario al senso comune del bene per e del popolo. E’ molto interessante anche notare come si comporta la stampa rispetto a questo fenomeno, riservando enormi pagine di scalpore quando all’interno degli “antisistema”, M5S, ovvio, ma anche FDI e Lega Nord avvengono fatti di cui scrivere in chiave scandalistica o dissacrante ma è sempre poco lo spazio riservato e riguardante le proposte politiche o le battaglie scomode proposte da questi. 

Oggi come allora le proposte del M5S vengono messe all’indice per poi essere depotenziate, rivisitate e declamate in bella vista dal Renzi di turno. Il disegno è chiaro, allora si voleva costruire un’asse bipolare di stampo angloamericano, ora si vuole giocare alla ricomposizione della DC, schierando Renzi ed Alfano come Re e Regina sullo scacchiere e non sono tollerate percentuali elettorali che non lo consentano. Bossi ieri, Grillo oggi, rappresentano dei grossi ostacoli ed esattamente come accadde all’epoca si tenta di risucchiare queste forze utilizzando excamotage di ingegneria politica, leggasi legge elettorale. Salvini, dal canto suo, ha capito benissimo che una Lega di governo che non riesce nei propri intenti programmatici non è compatibile con la Lega di lotta che ha pervaso per più di un decennio le anime di tanti cittadini del Nord Italia e sta così riposizionando il movimento che guida su questioni assolutamente tradizionali, le stesse su cui la Lega aveva basato la propria nascita. Le pedine si muovono e la partita ormai è cominciata da tempo, si tratta di capire quanto le forze antitetiche a quelle speculari alle direttive europee siano in grado di reggere botta, soprattutto alle operazioni di ingegneria politica di cui sopra.

L’allora Lega desistette dalla possibilità di schierarsi apertamente contro tutto e tutti, il M5S per ora sembra, seppure con molte difficoltà, tenere ferma la barra dell’indisponibilità a trattare. Le accuse di populismo, qualunquismo, ignoranza, continueranno imperterrite fino a quando la contesa non avrà preso una piega decisa. Salvini e la Meloni guardano a Le Pen per rafforzare la propria identità, Grillo pare nicchiare su un antieuropeismo totale rifiugiandosi nella dinamica del referendum su ogni questione, le europee sono alle porte e un Paese in chiara difficoltà si appresta quantomeno a lanciare un segnale alla partitocrazia. Gli anni 90′ sembrano lontanissimi ma le dinamiche innescatesi sono più o meno le stesse, l’esito lo decideranno i protagonisti e la dirompenza o meno del consenso elettorale. Sempre che le posizioni stavolta restino queste.