La mancanza di un’organizzazione centralizzata da una parte e le grandi risorse naturali dall’altra fanno del continente africano un bersaglio indifeso e un terreno di scontro fra potenze straniere. Strategia e risorse sono le due ragioni di base che hanno trasformato l’Africa nell’oggetto del desiderio da parte di paesi europei ed extraeuropei. La sua ubicazione nel globo, la sua estensione, è il terzo continente dopo Asia e America, e la vicinanza ai centri di comunicazione mondiale ne fanno una terra strategicamente importante. Il dominio dello Stretto di Gibilterra, del Canale di Suez, della zona del “Corno” e del Capo di Buona Speranza, sono le chiavi del controllo della navigazione e del flusso commerciale mondiale.
L’Africa è un continente tra i più ricchi al mondo di petrolio (vera e propria “iattura”, in un certo senso) di risorse agricole e minerali ma al tempo stesso dilaniato da feroci conflitti etnici, da estrema povertà e malattie, da problemi religiosi e sociali mai risolti. I Paesi immediatamente al sud del Sahara – la zona nota come Sahel – in cui la speranza di vita si aggira attorno ai 46 anni, sono additati dagli USA come “focolai terroristici” e vi sono stati inviati “aiuti” militari. Nella Guinea Equatoriale le aziende statunitensi approfittano della corruzione ufficiale per esportare enormi profitti. Diventa difficile nascondere che la “guerra al terrorismo” americana non è altro che la difesa delle multinazionali per controllare le risorse naturali senza avversari capaci di impedire la loro egemonia. Così come la Francia, la cui azienda petrolifera statale, la Total, che opera nel Congo-Brazzaville, ha indebitato i governanti e finanziato entrambe le parti in lotta durante la guerra civile. Pochi esempi, ma significativi.
L’Africa è un continente che avrebbe bisogno di cibo, di infrastrutture utili alla società e del know-how tecnologico e che è invece diventato il mercato privilegiato anche per l’esportazione di armi delle industrie occidentali e asiatiche. La moneta di scambio con cui viene pagato lo sfruttamento delle risorse naturali sono le armi che servono ai tiranni o ai gruppi di ribelli, punti di riferimento variabili dell’interesse occidentale, per mantenere il controllo del territorio e fare la guerra quando questo viene meno. Il prezzo delle armi supera spesso quello delle materie prime, creando un circolo vizioso in cui i magri bilanci statali scoppiano per l’indebitamento pubblico.
Fin dai tempi remoti l’Africa è stata terra di conquista per interessi extracontinentali che ne hanno impedito il consolidamento in Stati indipendenti e che hanno invece incrementato fame, miseria e morte su tutto il territorio. Ancora oggi l’Africa rimane un luogo indifeso.
Ascoltiamo le parole di Massimo Alberizzi, da fine anni ’70 inviato del Corriere della Sera in contesti di guerra e in particolare nel continente africano. Inviato in Somalia, Kenya, Eritrea e altri stati africani data la sua conoscenza di tali aree è stato consulente del Consiglio di sicurezza per l’investigazione del traffico d’armi nel Corno d’Africa:

http://www.youtube.com/watch?v=M3LTXK1TEMc&feature=youtu.be