Stanchi di vivere così, stanchi dall’oppressione, dalla mistificazione, dalle disattenzioni di una politica corrotta e senza il minimo senso di collettività, oltreché di onestà. Legittimamente mortificati nel corpo e nello spirito, pronti a scatenare un inferno, presi dall’ira e della foga che non sarà quella di Achille, gli italiani non ce la fanno più. Gli italiani consapevoli, si intende. Non è più possibile assistere alle scene demenziali della politica italiana che giorno dopo giorno si riunisce, in quel che pare un teatrino di parrocchia, a decidere le sorti e il destino del paese già andato in frantumi. Non passa giorno senza che non capiti l’ennesima scena di degenerazione.

Il Parlamento si appresta a discutere le insopportabili e nauseabonde vicende di Silvio Berlusconi oppure a suggellare i comandi di Madre Europa che dall’alto vigila con attenzione e scrupolosità sui passi fatti da Letta e dalla cerchia di ministri impavidi. Chi dice che questa è la terza repubblica, chi dice che tutto è cambiato. Quello che è evidente è che siamo – per usare un’espressione classica ma non di poco valore – una buona repubblica delle banane. Una qualifica che ben restituisce l’immagine di una certa primitività nelle forme e nelle istituzioni.

Volendo andare alla radice del problema scopriremmo, in un’analisi piuttosto semplice, che la causa necessaria, ma non sufficiente, è l’assenza di una valida legge elettorale. Il popolo chiede unanimemente una riforma al fine di autorestituirsi la possibilità scelta nominale dei candidati, ma, nella quiete più totale, Razzi e Scilipoti siedono ancora in Parlamento. Con un’adeguata legge elettorale sarebbero ancora seduti sugli scranni del Senato? Il popolo chiede una riforma del lavoro ed un trattamento economico dignitoso, la soluzione è l’aumento incondizionato delle tasse; un’ottica perseguita anche da una certa politica che ha fatto delle tasse il proprio cavallo di battaglia. Non ci sono assurdi motivi, ma ce n’è uno semplice: la richiesta da parte della classe delle grandi corporations, delle grandi lobbies nazionali e non, di risolvere, a spese dei cittadini, i danni delle privatizzazioni, fatte di debiti, diritti e stipendi da pagare. Come ovviare? Intessere sottili trame di intesa con la classe politica in modo tale da tassare i cittadini, costringerli a “contribuire” alla ripresa economica non dello Stato, ma delle grandi industrie, dei grandi produttori per rimettersi in sesto. Recuperare dall’avanzata incolmabile di paesi emergenti quali la Cina o l’India, che si presentano , ormai, come i veri assi della futura economia mondiale. Ma tutto ciò non arriva alle orecchie dei cittadini che, credendo di riuscire a cambiare qualcosa col proprio voto, si recano alle urne per firmare la propria condanna. Votare un partito che esprime uomini ammanicati con la grande borghesia industriale e finanziari non è la soluzione migliore. Come potrà il tale, una volta eletto, fare gli interessi dei cittadini?

La politica funziona così più o meno dovunque, almeno in Europa. Funziona così da quando “l’americanesimo” ha messo piede in tutto. E tutto si conforma alla logica capitalista del potere e dell’economia. Negli Stati Uniti sono anche più spudorati: sono le lobbies a finanziare apertamente la campagna elettorale di un partito.

Siamo, spiace rilevarlo, anche noi sulla buona strada. L’astuta regia di Giorgio Napolitano, tesse, nel silenzio più totale, le migliori trame. Mentre il tutto procede nello sconforto più totale, egli non apre bocca, ma è acutamente pronto a prevedere le mosse e ad attenersi ai richiami impostigli dall’Europa. E se giunge l’ordine da Bruxelles, Re Giorgio non ci mette nulla a nominare Mario Monti Presidente del Consiglio.

Imposizioni fiscali, tasse, Imu, riforme su riforme e il risultato qual è? L’Italia sarà fuori dal G8 in attesa di essere scalata dalla Spagna e di uscire fuori dai G10. Resta da vedere chi è all’undicesimo posto. Missione fallita. Brindisi ed auguri! Noi non siamo l’Europa. Questa Europa.