L’ex dittatore argentino, Jorge Rafael Videla, si è spento nel carcere Marcos Paz di Buenos Aires all’età di 87 anni. Il generale era stato alla guida del paese sudamericano per un quinquennio dal 1976 al 1981, durante il quale morirono, sparirono o finirono per essere torturate più di 30.000 persone, per questo stava scontando una condanna a due ergastoli. Sotto il suo governo l’Argentina visse uno dei periodi più bui della sua storia, fu infatti durante il quinquennio di Videla e della sua “junta” che il paese conobbe la tragedia dei desaparecidos, gli scomparsi, uomini e donne oppositori del regime che dopo essere stati sequestrati dalle forze di polizia sparivano nel nulla senza lasciare traccia.

Sempre durante il governo militare, vennero sospese tutte le libertà civili e sindacali. Il cosiddetto “processo di riorganizzazione nazionale” , nome con cui amava definire la sua azione la junta, cominciò il 24 marzo 1976 quando con un golpe venne destituito il governo democraticamente eletto di Isabelita Peron. Nell’attuare il loro piano di riorganizzazione, i militari furono aiutati da varie potenze internazionali, Stati Uniti in testa, che mal vedevano i peronisti. Conquistato il potere, i generali diedero vita ad una vera e propria battaglia contro tutto ciò che essi definivano “antiargentino” e iniziò a montare nelle loro menti l’ossessione del consenso, come accadde nel 1978, quando nel paese si disputarono i mondiali di calcio che l’Argentina vinse tra le polemiche. L’obiettivo dei militari era quello di creare un modello di società “ideale”, libero da qualsiasi tipo di diversità e di dissidenza, al quale tutti i cittadini dovevano piegarsi, obiettivo che cercarono di raggiungere strappando i figli alle madri, sospettate di essere oppositrici, trasferendoli in delle famiglie in linea con il regime.

L’ Hitler della Pampa, così era soprannominato Videla, ha più volte dichiarato di non essersi mai pentito di ciò che aveva realizzato durante il suo quinquennio di governo, ma nonostante ciò aveva beneficiato dell’indulto, provvedimento al quale si oppose con forza l’ex presidente Nestor Kirchner nel 2010. Videla aveva, poi, più volte attaccato l’attuale presidente della Repubblica Argentina, Kristina Kirchner, invocando i suoi compagni ancora in grado di combattere di prendere le armi contro la presidente e i suoi seguaci, colpevole, a suo dire, di “aver adottato una sbagliata politica in materia di diritti umani usati come arma di pressione politica in molti negoziati, in cui hanno beneficiato le associazioni umanitarie, come quella delle madri di Plaza de Mayo”. Della sua dipartita non sembrano essere dispiaciuti in tanti, del resto come si potrebbe essere dispiaciuti per la morte di un uomo che amava ripetere: “Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi”.