di Dario Lioi

Dopo due mesi di indecorosa stasi istituzionale e politica, il 62º governo della Repubblica Italiana si è finalmente insediato. Ha prevalso la logica, imposta dall’esito elettorale e di stampo prettamente europeista/germanocentrico, della larga coalizione. Una informe maggioranza parlamentare composta, sia al Senato che alla Camera, dai gruppi parlamentari del PD, del PDL, di Scelta Civica e appoggiata dall’astensione leghista. Questa dunque la scelta del regista Napolitano e delle cabine di regia partitocratiche. Il PD, ferito e sanguinante in seguito al velleitario scontro col “giaguaro”, accantonate le ostilità dell’ormai ex Segretario Bersani, e dell’ex Presidente Bindi, ha espresso un esponente di spicco della propria classe dirigente alla guida di palazzo Chigi. Enrico Letta è persona nota ed estremamente preparata. Dottore in Economia, più volte ministro, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel secondo governo Prodi, ex Vicesegretario del PD, competitore elettorale di Veltroni alla segreteria del partito nel 2007, e nipote del più noto zio Gianni. Questi i tratti salienti, canalizzati dai media. Più interessanti e occulti quelli omessi. Parliamo della presenza nel Gruppo Bilderberg e nella Commissione Trilaterale. Strutture apicali del Capitalismo neoliberista e della speculazione finanziaria internazionale. Un pezzo da novanta dunque, che ben accontenta i vertici Europei, le banche e l’economia rigorista tedesca. In Italia al momento è riuscito  a mettere d’accordo democratici, berlusconiani e montiani. L’impresa non è epica ma sa di vittoria per quella classe politica investita dal ciclone Grillo e dall’astensionismo di ¼ dell’elettorato attivo.

Di pochi giorni fa è il discorso programmatico esposto alle Camere. Non è la letterina da inviare a Babbo Natale ma poco ci manca. Un testo scritto su misura per accontentare l’ala Pdl del Governo. Oseremmo dire, scritto per filo e per segno da Berlusconi in persona se non fosse per alcune appendici di poco conto. E allora le riforme istituzionali di stampo presidenziale e federale, la ritrattazione dei parametri europei al patto di stabilità, la sospensione del pagamento dell’IMU sulla prima casa da effettuare nel mese di giugno, la soluzione della questione marò, la diminuzione del numero dei parlamentari, l’abolizione del Senato, la modifica della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, nuove formule contrattuali nel campo occupazionale ecc ecc. Una bellissima carta d’intenti, non c’è che dire. Peccato che, la cosiddetta copertura non sia stata esposta dal Presidente Letta. Le ricette legislative ed empiriche con le quali attuare il programma al momento sono assenti, e secondo alcuni economisti la somma per l’attuazione delle suddette iniziative verrebbe a costare qualche punto di PIL.

Noi, sfortunatamente o per fortuna, non siamo economisti né giuslavoristi, ma amiamo infognarci nella melma della storia e della politica in se, e dunque ardiremmo a proporre qual cosina di diverso, ovviamente lontano dai numeri e dai calcoli, rispetto alle proposte espresse in aula. Come primo punto la riforma presidenziale e il conseguente adattamento della legge elettorale. Nessun mitra puntato alla tempia obbliga il Governo ad instaurare una forma di Governo a immagine e somiglianza delle altre democrazie occidentali. Le grandi e maestose democrazie occidentali. Perché non creare un modello di stampo puramente italiano e mediterraneo? Ecco le proposte:

1) Una Repubblica Presidenziale in appendice parlamentare? Elezione diretta del Presidente della Repubbblica e del Presidente del Consiglio, con possibilità per quest’ultimo di nominare e revocare i Ministri. Mantenimento del ruolo di garanzia da parte del Capo dello Stato e dunque presidenza del CSM e del Consiglio supremo di difesa.

2) Ridurre a una sola camera parlamentare di stampo politico il parlamento, con la costituzione di un’ Alta Camera Sociale del Lavoro e delle Categorie Produttive. Eletta direttamente dai lavoratori dipendenti e indipendenti, pubblici e privati.Un Senato delle Autonomie è del tutto inutile vista la presenza della Conferenza Stato Regioni, dell’ANCI e degli istituti referendari regionali. Diamo dunque spazio al motore del paese di esprimere propri rappresentati, costituzionalmente garantiti e pubblici, a differenza dei sindacati mai registratisi, creando un’assemblea che veda produrre in chiave dialettica e propositiva le soluzioni migliori per il mondo del lavoro e dell’economia? Il rapporto transitivo con l’assemblea parlamentare dovrà vedere una funzione propositiva dal parte dell’Alta Camera, e deliberativa da parte della Camera dei deputati. Una navetta d’ambito economico-lavorativo e non già globale.

3) Legge elettorale di tipo maggioritario con collegi provinciali e tripla preferenza come per le elezioni europee. Il cittadino esprimerebbe il proprio consenso diretto per un candidato  e sarebbe protetto dal ricatto della preferenza unica. Premio di maggioranza alla coalizione che ottenga una percentuale di suffraggi superiore al 40% e distanzi le rivali di minimo 3 punti percentuali.

4) Ricontrattazione e revisione di Maastricht 92 come profetizzò Bettino Craxi dall’esilio tunisino.

5) Costituzionalizzazione dei partiti e delle primarie di partito e colazione, queste ultime da indire 6 mesi prima della data delle elezioni.

6) Abolizione delle regioni e potenziamento dei centri di prossimità che sono il vero dna italiano. L’Italia dei comuni e delle identità locali, fonte di sviluppo e progresso.

7) Sbrurocratizzazione dell’apparato amministrativo tramite informatizzazione graduata e selettiva. Abolizione di ogni barriera amministrativa nella mobilità lavorativa  scolastica.

8) Costituzionalizzazione dell’imposizione di costi standard, a rendita positiva e secondo le dinamiche di mercato, sull’intero territorio nazionale nell’ambito della PA.

9) Rilancio del Meridione attraverso una nuova politica fiscale che dia vita a un fisco meno oppressivo che dia la possibilità ai liberi professionisti di garantirsi una mensilità degna  e un fondo pensionistico di stampo contributivo. Rilancio infrastrutturale dettato dall’obbligo di copertura economica dei lavori e di conclusione degli stessi da parte delle imprese, con sanzioni amministrative  e penali in caso di inadempienza e impossibilità di subappaltare oltre un secondo grado i lavori. Esclusione di ditte indagate o condannate per mafia e anche qui standardizzazione dei costi rispetto ad opere simili sul piano nazionale ed europeo

10) Riforma scolastica degli istituti superiori che allarghi gli orizzonti della fantasia degli studenti, facilitando la capacità d’impresa, rafforzi i percorsi professionali e i relativi istituti, coniughi l’umanesimo gentiliano con il diritto e l’economia cosi da formare classe dirigente preparata su ogni fronte.