L’anno di svolta della Seconda Guerra Mondiale è considerato da molti il 1943. In realtà, le sorti del conflitto si decidono già nei dodici mesi precedenti, grazie a due battaglie decisive: El Alamein e Stalingrado.

All’inizio del ’42 Hitler può ritenersi soddisfatto: l’Europa è sotto il suo dominio, mentre l’Unione Sovietica, aiutata dal terribile inverno e dalle armate siberiane, resiste disperatamente, difendendo i pochi chilometri che separano la Whermacht da Leningrado e Mosca. In Africa, Rommel è riuscito a tamponare le falle aperte dagli inglesi nelle linee italiane, ed è anzi pronto al contrattacco, puntando i panzer verso Alessandria e il Canale di Suez. Gli USA, trascinati nel conflitto dal Giappone, sono ancora in fase di assestamento, e, oltre ai rifornimenti, non possono offrire nulla all’esausta Inghilterra. Se l’Asse giocherà bene le proprie carte, potrà liquidare la partita prima dell’intervento manu militari degli yankee: all’OKW, il comando generale delle forze armate tedesche, vengono preparate le grandi offensive del giugno. Il 21, in Libia, le forze italo-germaniche riconquistano Tobruk, riuscendo a scardinare l’imponente linea di difesa inglese: la via per Alessandria sembra schiudersi. Mentre Mussolini e gli Italiani, invano, invitano Rommel a fermarsi per dare luogo all’operazione C3, ossia l’invasione di Malta, il 28 giugno scatta l’Operazione Blu. Il Fall Blau prevede l’assalto dell’intero settore meridionale del fronte sovietico, la conquista del Donbass, l’invasione del Kuban e del Caucaso, il raggiungimento del Don e del Volga, la neutralizzazione dell’importante centro manifatturiero di Stalingrado. Con questa manovra si prevede l’annientamento delle forze bolsceviche, con la conseguente disfatta di Stalin, e la presa di enormi quantità di grano e gas, oltre la conquista degli importanti giacimenti petroliferi caucasici.

Nel luglio, i successi in terra russa si susseguono: cadono Sebastopoli e Rostov, viene superato il Don e le avanguardie tedesche giungono nei sobborghi di Stalingrado, ultima decisiva fortezza sovietica sul Volga. In Egitto, l’Ottava Armata Alleata riesce finalmente a bloccare la volpe del deserto nella depressione di El Qattara, vicino El Alamein, a poco più di 100 km da Alessandria.
Un’ultima spallata, in URSS e in Africa, e gli Alleati saranno liquidati: all’orizzonte si ergono le mostruose capacità industriali americane, irripetibili dalla martoriata e già duramente provata produzione nazista. “Basta con le vittoria, dateci LA vittoria”, è la frase di quell’estate. Speranze vane, disilluse dalla realtà.

Con l’autunno arriva la fine di ogni illusione: nei primi quindici giorni di novembre crolla il fronte nordafricano, con il contemporaneo sbarco angloamericano in Marocco e la vittoria di Montgomery a El Alamein. I sogni di gloria africani naufragano nell’amara sorte di centinaia di migliaia di prigionieri italiani, abbandonati al loro destino dalle colonne motorizzate dell’alleato. A Stalingrado, la battaglia urbana, violentissima e priva d’ogni pietà, rende l’abitato un inferno sulla Terra.

“Stalingrado non è più una città. Di giorno è un’enorme nuvola di fumo accecante. E quando arriva la notte i cani si tuffano nel Volga, perché le notti di Stalingrado li terrorizzano.”

Quasi il 90% della città è in mano alle forze hitleriane: l’8 novembre il Fuhrer azzarda “… Stalingrado costituisce un centro di primissima importanza…volevo prenderlo; e perché siamo modesti, vi dico che l’abbiamo preso”. In realtà, Hitler era già consapevole delle enormi difficoltà che il Reich avrebbe incontrato nei mesi successivi: l’accanita resistenza sovietica, il fango e il gelo, gli errori tattici e la spossatezza della Sesta Armata del Feldmaresciallo Von Paulus contribuiranno a tramutare in incubi i desideri germanici. E quando, nel gennaio 1943, l’Armata Rossa scatenerà l’Operazione Urano, Stalingrado si trasformerà nella tomba di 60mila soldati tedeschi, oltre i 250mila prigionieri. Un colpo enorme, da cui la  Whermacht non si riprenderà mai più. La fermata ultima della ritirata nazista sarà Berlino, la capitale del Reich Millenario, due anni dopo.