di Gianluca Giansanti

Eletto imperatore del Sacro Romano Impero nel 1519, Carlo V figura di diritto nell’Olimpo delle più importanti personalità europee di tutti i tempi. Passato alla storia per essere stato il primo sovrano a vedere estesi i suoi domini su quattro continenti diversi, giovando delle abili politiche matrimoniali messe in atto dai suoi nonni, Carlo lega il suo nome ad alcuni dei più importanti fatti che segnarono la storia mondiale ed europea: la conquista del Messico e la sottomissione degli aztechi effettuata da Hernan Cortes, l’eliminazione dei domini inca compiuta da Francisco Pizarro, le guerre italiane contro Francesco I che portarono al terribile sacco di Roma, i conflitti contro gli ottomani per sventare le loro ingerenze in Europa ed il feroce assedio di Vienna, la rivolta dei comuneros castigliani, la riforma protestante di Lutero, la guerra di Smalcalda ed il Concilio di Trento. Nel suo più che trentennale dominio Carlo cercò sempre di perseguire ed assolvere un sommo fine, quello di una monarchia universale fondata su tre assunti cardine: un’unica religione, un’unica lingua, un unico sovrano. È pacifico che tale progetto passasse inevitabilmente attraverso una vasta campagna bellica volta alla definitiva e totale unificazione europea sotto i vessili asburgici: luculliano banchetto per affaristi e banchieri. Se è vero il famoso brocardo che vede la Storia scritta solamente dai vinti è altrettanto vero che molti aspetti che portarono l’insignificante Carlo di Gand a divenire Carlo V sono sconosciuti ai più, come sconosciuti sono i rapporti che intercorsero tra gli Asburgo ed i Fugger.

Nata, cresciuta e sviluppata come semplice famiglia d’artigiani i Fugger avvinghiano strette al proprio nome le sorti dell’europa cinquecentesca tanto da deviare con le proprie pesanti borse colme di fiorini il naturale corso delle più importanti compagini statali dell’epoca. Furono sempre pronti a prestarsi al remunerativo gioco dello strozzo fino ad emergere come principale potenza economica europea. Gli ineluttabili rapporti con la famiglia imperiale e la presenza nelle principali corti continentali di propri famigliari rappresentarono il perfetto trampolino da cui lanciarsi nell’agone europeo così da giungere al centro nevralgico dell’Europa cristiana, la Santa Sede, dove i Fugger ottennero il più remunerativo affare dell’epoca: la raccolta e la trasmissione di offerte ed indulgenze. Dai notevoli introiti guadagnati dalla riscossione delle offerte indulgenziali i Fugger si costituiscono ufficialmente come banca affiancando altrettanto redditizi affari in ambito minerario, nel commercio dei cambi, delle riscossioni e pagamenti per conto terzi e dei soliti prestiti con tassi usurai. Da qui come un organismo parassitario i Fugger si legano alle sorti di quella che da loro, a ragione, è considerata la più potente famiglia europea: gli Asburgo. Il legame tra Fugger e Asburgo inizia con l’ingente prestito concesso da Jakob Fugger (detto “il ricco”) all’arciduca Sigismondo d’Asburgo il quale concede l’esclusivo controllo delle estrazioni d’argento dalle miniere tirolesi, le quali si assommano alle già controllate miniere di Salisburgo. Quindi alla principale attività bancaria e finanziaria si assoma la non poco remunerativa attività d’estrazione e vendita di metalli in Europa centrale. Nello specifico è curioso notare come i Fugger in breve tempo ottennero il quasi totale controllo delle estrazioni di rame, metallo fondamentale per la costruzione dei recenti ritrovati bellici nel campo delle artiglierie militari. Divenuto imperatore Massimiliano I i Fugger s’apprestarono ad ingraziarsi il nuovo sovrano concedendo alla corona ingenti quantità di denari affinché questa potesse estendere il più possibile il suo controllo sui territori europei; in cambio del loro appoggio finanziario i Fugger chiesero solo un “piccolo” tornaconto personale: poter svolgere la riscossione d’imposte ed effettuare attività finanziarie per conto della corona imperiale. Per garantire saldamente la propria posizione ed un costante afflusso di denari i Fugger decisero di dotare Massimiliano di una preponderante forza bellica capace di sovrastare ogni altro tipo d’armata intensificando le attività estrattive del rame da dirottare nella creazione di pezzi d’artiglieria ed armamentari vari. Forti dell’inossidabile ragnatela di legami intessuti in europa con Massimiliano e con la Santa Sede, i Fugger cominciano un commercio del tutto autoreferenziale instaurando un circolo vizioso che vedeva affluire nelle loro casse le riscossioni indulgenziali, poi dirottate nelle attività estrattive del rame e nella creazione di forni per la fusione dei metalli destinati alla creazione di pezzi d’artiglieria o al conio di monete, ottenuto questo con il controllo della zecca vaticana.

Se è vero che i Fugger godettero di una quasi totale invisibilità agli occhi della storia due eventi importantissimi testimoniano il grado di penetrazione ed importanza raggiunto in seno alle massime istituzioni dell’epoca: la riforma protestante e l’elezione di Carlo d’Asburgo ad imperatore del Sacro Romano Impero. Per quanto riguarda la riforma protestante l’azione dei Fugger fu solo indirettamente legata alle dispute sorte da Lutero. Concesso ad Alberto di Brandeburgo un prestito di oltre 30.000 ducati per l’acquisizione dell’arcivescovato di Magonza ottennero da lui la cessione della sua parte nella vendita delle indulgenze, per cui un loro rappresentante con le chiavi della cassa accompagnava il domenicano Tetzel nella sua predicazione, provocando lo sdegno di Lutero ed inducendolo a rimostrare le proprie opposizioni con l’invio delle 95 tesi agli arcivescovi di Magonza e Brandeburgo. Fatto storicamente riconosciuto come inizio del movimento riformista protestante. Con la morte di Massimiliano I i Fugger vissero momenti di panico vedendo profilarsi uno scenario per loro apocalittico. I papabili successori al trono imperiale erano tre, ognuno dei quali rappresentava un pericolo tangibile e concreto per gli ingenti benefici ed affari ottenuti sino a quegli anni: Enrico VIII Tudor, Francesco I Valois e, principale favorito nel Collegio degli Elettori imperiali, Federico III di Sassonia. Ognuna di queste opzioni rappresentava una chiarissima minaccia al predominio dei Fugger, i quali si risolsero, con Jakob II, a dare aperto appoggio alla candidatura del diciannovenne Carlo d’Asburgo, recentemente divenuto sovrano delle corone spagnole.

Carlo rappresentava il candidato perfetto: prima di tutto era un Asburgo, dunque i Fugger potevano far leva sui lunghi rapporti intessuti tra le due famiglie, ed in seconda battuta la sua elezione ad imperatore avrebbe significato unire tutta l’Europa occidentale in un unicum politico, ad esclusione della Francia e dei territori sottomessi ai Tudor e agli Stuart (i quali sarebbero stati inglobati con la spada o con l’abile politica matrimoniale asburgica), facendo così aumentare esponenzialmente le possibilità commerciali dei Fugger sia in Europa che nelle colonie d’oltreoceano. La risoluzione presa dai Fugger fu immediata: totale ed incondizionato sostegno alla causa di Carlo, il quale partito da Madrid col suo seguito armato si diresse nei territori del Sacro Romano Impero. L’appoggio dei Fugger fu fondamentale, difatti senza gli 852.000 fiorini stanziati per corrompere i principi elettori, Carlo d’Asburgo non sarebbe mai divenuto imperatore e le corone spagnole, i possedimenti italiani, le colonie americane ed i territori imperiali non sarebbero mai stati unificati sotto un unico sovrano. Sette elettori su sette votarono per Carlo, l’unico a non aver ricevuto compensi pecuniari, l’elettore di Brandeburgo, rese noto tramite atto notarile di aver votato esclusivamente per paura di venir assassinato. Le finanze dei Fugger erano salve e potevano aspirare a nuovo ossigeno con i piani universalistici di Carlo V, antesignani della moderna e liberale Europa.