Queens, stato di New York, St John’s University, sei ore di fuso orario. L’America è il paese delle pari opportunità, dicevano. Di quelle grandi e imperdibili, che una volta trovate non si possono lasciar andare. E Andrea Previati ha afferrato al volo la sua nuova opportunità nel mondo del calcio universitario made in USA, entrando nella squadra della St John’s University grazie ad una borsa di studio del valore di 45mila dollari che gli ha dato la possibilità di continuare gli studi nelle classi del prestigioso college.

“È stato un percorso particolare, sono uscito con 80 dalla scuola superiore, ho sempre cercato di mantenere una media alta, tendente all’8, e questa cosa mi ha aiutato molto dal punto di vista della borsa di studio. Per riceverla avevo bisogno di abilità atletiche o sportive, ma anche di una certa qualità e un certo tipo di valutazione scolastica. Quando il coach americano è venuto in Italia selezionare diversi ragazzi ha trovato in me un binomio perfetto sia dal punto di vista calcistico che da quello scolastico” – racconta Andrea in esclusiva per l’Intellettuale Dissidente – “I voti della scuola superiore sono stati davvero importanti, anche perché a differenza della scuola italiana in cui un 80 è sicuramente visto come un voto alto, molto buono, se si traduce nei voti americani corrisponde solamente ad una B, che non è male, ma è stato quasi il minimo per poter entrare. Dopo la maturità ho dovuto fare due test, il TOEFL per certificare la mia conoscenza della lingua inglese, e il test SIT, Scholastic Attitude Test, che è il test di ammissione, universalmente riconosciuto, per poter accedere ad ogni college americano”.

Lo sport è sempre stato il cordone ombelicale fra tutti gli stati americani. Ed Andrea è entrato a farne parte anche se il calcio in America non è seguito tanto come in Europa. “A dispetto di ciò che si può pensare, che il calcio americano sia più semplicistico di quello europeo, o che gli stessi giocatori siano di categoria inferiore, niente di tutto ciò corrisponde alla realtà. Dal momento in cui vieni preso come student-athlete hai una serie di tempistiche e di priorità da rispettare. La cosa molto bella è che l’università americana, rispetto al sistema scolastico italiano, ti aiuta se sei uno sportivo: oltre ad avere tutte le attrezzature, i campi di allenamento e gli spogliatoi a due passi dal campus, i docenti sono i primi a darti una mano nella pianificazione della tua giornata. A marzo riceverò un foglio in cui mi verranno comunicati gli orari degli allenamenti della prossima stagione, e sarò io a decidere a che ora collocare le mie lezioni universitarie, in modo da non dover rinunciare a niente.”

L’opportunità di partecipare alla selezione di Yourfootball è arrivata in aiuto di Andrea al momento giusto, probabilmente, rimanendo in Italia non avrebbe mai potuto studiare all’università mantenendo un ritmo costante di allenamenti, avrebbe dovuto fare una scelta, in quanto per mancanza di risorse e strutture adeguate in Italia non è possibile conciliare le due cose, soprattutto a livello professionistico. “Quando da Alessandria sono tornato a Milano ho fatto richiesta d’iscrizione per l’ultimo anno di scuola superiore in un liceo della città. Mi è stato chiesto di scegliere tra il calcio e la scuola. È stato fastidioso, ovviamente non tutte le scuole italiane sono come questa, ma a nessun giovane atleta come me viene data la possibilità di giocare per la stessa istituzione che sta garantendo la tua istruzione.” Forse, se anche in Italia venisse data la possibilità di accedere a delle borse di studio come quelle del sistema americano, le due strade parallele che Andrea sta percorrendo da un anno a questa parte potrebbero essere percorse da altri ragazzi impegnati nello sport ad un livello elevato, che però non vogliono precludersi la possibilità di prendere una laurea. “Penso che l’opportunità delle borse di studio sia qualcosa che vada al di sopra di ogni aspettativa. In Italia, prima di tutto, andrebbe modificata l’idea dello “sportivo ignorante”, non viviamo più in un tempo in cui si possa pensare che se un ragazzo gioca non a livello amatoriale a calcio venga etichettato come ignorante, tanti ragazzi sono solo disincentivati nello studio perché semplicemente non riescono più a far combaciare ciò che gli piace fare con il loro dovere.”

L’talia perde punti anche su un altro frangente: il calcio femminile, che non è riconosciuto come professionistico ma come parte della Lega Nazionale Dilettanti. “In America il calcio femminile è sicuramente più sostenuto che in Italia. Magari dal punto di vista mediatico quello maschile è più seguito, ma una partita femminile richiama più spettatori di una partita di Berretti o di una di Primavera in Italia” – commenta Andrea – “Nel contesto universitario, anche dal punto di vista economico, le due categorie hanno esattamente lo stesso valore, alle ragazze viene data la possibilità di concorrere a borse di studio uguali alla mia”.

Una vita davvero impegnata quella di Andrea, tra allenamenti al mattino, dalle 7 alle 9, poi lezioni presso la facoltà di Economy and Business, a volte doppio allenamento del pomeriggio e studio costante per gli esami di Midterm. “Il sistema universitario americano è completamente differente da quello italiano, non vi sono esami finali ma tanti piccoli esami da superare. E’ un percorso che necessita organizzazione e costanza, incentrato principalmente sulla pratica, in Italia si fa molta più teoria e il livello di istruzione è maggiore. Arrivato qui alla St John’s mi sono trovato avvantaggiato sugli altri, soprattutto in materie come matematica e fisica, e a livello di cultura generale”.

Oltreoceano, Andrea si sta appassionando alla MLS e ha deciso di creare una pagina Facebook in cui raccontare ciò che accade in questo campionato, per far conoscere ai ragazzi italiani un calcio lontano da quello europeo che sta diventando sempre più seguito. Oltre ad integrarsi a pieno con la cultura americana, Andrea riserva sempre un’attenzione particolare al suo paese, tenendosi aggiornato anche sugli ultimi fatti di Roma, accaduti per la partita di Europa League contro il Feyernoord, e per l’allarme ultras ormai sempre attivo in previsione di ogni partita. “Dalla mia esperienza americana, che per ora dal punto di vista di giocatore ho vissuto solo nel contesto universitario, posso dire che gli americani non vivono il calcio con la stessa aggressività dei tifosi italiani e/o europei. La mia università gioca al Madison Square Garden, un ambiente molto grande, contiamo duemila spettatori a partita, eppure il tifo è molto corretto, non ho mai assistito a nessun episodio di barbarie o violenza. Da quando sono qui, sono andato a vedere due partite dei Red Sox a Boston, la squadra ha perso entrambe le volte, ma i tifosi sono usciti comunque cantando dallo stadio.”

Prima di lasciarlo al suo pomeriggio di studio e allenamento chiediamo ad Andrea quali siano i suoi piani per il futuro, se sia più abbordabile una carriera in MLS o se rimane valida l’alternativa di tornare in Italia. “Proprio perché ho avuto questa doppia possibilità di laurearmi e continuare la mia carriera ad un alto livello, quello che penso di fare è di provare ad entrare nel draft MLS, da tifoso milanista ovviamente il mio più grande sogno sarebbe il Milan, ma sarebbe sciocco, arrivati a questo punto, non provare ad accedere al professionismo americano. In generale sto ricevendo tanti input e tante idee da un mondo di cui lo sport ha sempre fatto la sua forza e mi sento un privilegiato da questo punto di vista, perché potrei aver ricevuto stimoli che nel mondo europeo ancora non sono arrivati, quindi perché no?! Devo dire che ho ancora un doppio sogno”.