di Federico Franzin

Gli Stati Uniti, quella terra che nella concezione comune chiamiamo semplicemente America è un paese affascinante e sotto molti aspetti ancora misterioso. Una terra meno omogenea di quanto si potrebbe immaginare e dove sentimenti bellicosi e di frustrazione verso il governo federale non hanno mai smesso di muoversi sotto la sventolante bandiera stelle e strisce. Non solo New York , Sex & the city e Obama quindi. Nelle terre del Sud , nei pascoli del Nevada o nei boschi dell’Idaho gli spettri della guerra civile si aggirano ancora sotto molteplici volti. Non è ancora cancellata dalla memoria l’immagine del ranch in fiamme di Waco in Texas. Nel 1993 la setta religiosa dei Davidiani che di fatto dal 1955 possiede l’area di Mount Carmel subisce una scissione per la rivendicazione della collina stessa e per il ranch di proprietà della comune. La comunità guidata da David Koresh si asserraglia nel ranch Magnolia attirando l’attenzione dei federali per delle informazioni raccolte da alcuni fuoriusciti dalla setta che parlano di armi da guerra nonché di abusi sessuali su minori e abuso di sostanze stupefacenti.

Il 28 febbraio 1993, gli agenti del BATF (Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms), tentano di effettuare una perquisizione presso i locali del ranch. Nonostante la volontà di collaborare da parte dello stesso Koresh il tentativo di perquisizione degenera in un conflitto a fuoco che porta alla morte  di 6 davidiani e 4 agenti federali. Da qui in poi inizia un assedio di 50 giorni. Le troupe televisive accampate a Waco testimoniano in tempo reale l’intera durata dell’assedio facendolo diventare un caso mediatico di livello mondiale. Il 19 aprile 1993, agenti esperti dell’FBI e reparti scelti della Delta Force, con una eccezione alla legge che vieta l’utilizzo dei federali per la gestione di conflitti sul diritto privato, tentano l’irruzione con mezzi pesanti. È il disastro. L’assedio termina in un gigantesco rogo e con 66 cadaveri tra uomini donne e bambini. Un evento che si fissa nella mente di tanti americani che guardano alle operazioni della polizia come un atto criminale di arroganza da parte di uno stato ostile verso il diritto di applicare alla terra che si possiede il proprio diritto, qualunque esso sia, venendo meno al significato stesso di libertà.

Un anno prima viene assediato dalla polizia Randy Waver, membro di Aryan Nation e di Identità Cristiana che viveva da tempo come latitante in un capanno nel bosco vicino al villaggio di Ruby ridge nell’Idaho. Accusato di traffico e possesso illegale di armi viene aiutato e nascosto per 2 anni dalla comunità stessa di Ruby Ridge che lo vede come un perseguitato politico da parte di un governo dispotico usurpatore dei diritti dei cittadini americani. I morti nell’assedio sono 3: lo sceriffo William Degan , la moglie e il figlio di Randy stesso. A sbloccare la situazione non è stata l’FBI ma James Gritz, un eroe della guerra del Vietnam che poi accuserà l’FBI e la polizia di aver fatto degenerare il tutto in una sparatoria e di aver fatto cadere sotto fuoco amico lo sceriffo. Il leader di Aryan Nation viene quindi sostenuto fino all’ultimo a fronte degli emissari dello stato federale mostrando quando questo tipo di sentimento sia capillare e radicato. Questo evento assieme al rogo di Waco si fissano nella mente di Timothy McVeigh, Terry Nichols e Michael Fortier, tre reduci della Guerra del Golfo. Nei tre l’idea di colpire al cuore lo stato usurpatore della libertà si fa strada proprio a seguito di questi fatti. Insieme ideeranno e porteranno a termine l’attentato di Oklahoma City nell’anniversario del disastro di Waco. 168 i morti.

È recente la notizia di nuove scintille negli stati del sud portate dalla cosiddetta milizia dell’Oregon. Un gruppo di 300 persone per lo più allevatori e latifondisti guidati dai fratelli Bundy hanno dichiarato la loro indipendenza dalle leggi federali rivendicando l’uso delle terre demaniali per il pascolo libero rifiutandosi di pagare eventuali tasse per l’uso delle terre ed opponendosi con la forza al pignoramento del bestiame nel momento del mancato pagamento. Appena l’anno scorso un insediamento della milizia ha avuto luogo in Nevada dove per giorni allevatori che resistevano a pignoramenti si sono fronteggiati con la polizia. Cappelli da cowboy, mimetiche, bandiere e fucili ben in vista. Sono la prerogativa estetica tipicamente americana dei miliziani che oggi si trovano asserragliati in un rifugio nel parco naturale di Malheur per difendere due membri della milizia condannati a due anni, promettendo di resistere fino a quanto sia necessario.

L’assedio è finito qualche giorno fa con l’intervento dell’FBI causando la morte di un miliziano e traendo in arresto il leader dell’oregon militia stesso. Ennesimo evento che non farà altro che aggiungere fuoco alla polveriera delle rivendicazioni in quanto nomos della terra da parte di comunità che non riconosco l’autorità degli Stati Uniti stessi. Sia per motivi religiosi, raziali o riguardanti l’autorità su di una terra considerata libera per definizione, gli USA vedono spesso serpeggiare il disagio e il fantasma della guerra civile ad agitare una terra fatta di spazi sconfinati, di monti innevati e grandi distanze impossibili da far coagulare sotto un’unica determinata essenza, soprattutto se questa essenza è stata creata a colpi di fucile sparati alla fine dell’Ottocento. E a ben guardare forse Obama non vuole degli Stati Uniti disarmati solo per le azioni di qualche squilibrato.